sono andato a vedere

Sono andato a vedere Italy love it or leave it, documentario sul dilemma dell’emigrazione dei giovani italiani, peraltro con Andima, che peraltro ne ha scritto, e quindi è possibile che ripeta quello che già ha scritto lui.

Vediamo se è vero.

Dunque la docu-fiction parla di una coppia gay di trentenni che deve decidere se lasciare l’Italia oppure No. A favore del “lasciare” si presenta una compilation di problemi da titoli di giornale, e quindi Berlusconi con le zoccole e la Mafia, la spazzatura di Napoli e gli immigrati sfruttati di Rosarno. A favore del “restare”, la bellezza.

Caro regista che hai scritto il documentario e che  sicuramente non leggi queste righe: comincio col dire che hai ragione tu. Se vuoi che il tuo film venga venduto a Berlino e a Londra, devi metterci Berlusconi e le zoccole, la mafia e la spazzatura di Napoli.

Però, caro regista, fra tutte le persone che conosco e che vivono all’estero (me compreso) nessuno ha lasciato l’Italia per colpa di Berlusconi o delle zoccole o della mafia o della spazzatura. Non è che una mattina mi sono svegliato e ho pensato alla speculazione edilizia o agli immigrati di Rosarno e me ne sono andato. La questione è leggermente più complessa e non posso descrivertela qui.

Per farla breve, caro regista, tutte le cose più o meno terribili che descrivi – Berlusconi la mafia la spazzatura l’abusivismo edilizio lo sfruttamento – non sono malattie infettive che basta prendere la medicina e passano via. Tutte queste cose esistono perché esistono gli italiani nella loro media. E tu puoi anche rimuovere queste cose una ad una ma ecco, il substrato rimane. E di cose più o meno terribili ne arriveranno altre, nel futuro prossimo, di cui ancora non conosciamo il nome, e che accetteremo per qualche anno prima di metterci a fare un documentario per denunciare pure quelle.

 
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3 thoughts on “sono andato a vedere

  1. quando io vivevo in Olanda e non volevo tornare in Italia, la bilancia pendeva verso un’idea di migliore organizzazione e trasparenza (tieni conto che era metà anni Novanta, quindi problematiche ben diverse da quelle di oggi) e quindi in un certo senso migliore qualità della vita.
    posso immaginare che la qualità della vita, magari formata da altri aspetti, sia la stessa che attira le persone ad una scelta di vita all’estero.
    però immagino anche che se uno dice: “me ne vado dall’Italia perché non reggo più Berlusconi, le sue zoccole (e quelli che l’hanno votato)”, alla fine anche se l’italia non guarisce e gli italiani restano uguali, lui non ci ha più a che fare e quindi la sua qualità della vita migliora.
    io non credo che me ne andrei perché almeno una volta alla settimana mi capita di sentir rimpiangere Mussolini nei discorsi al bar, però a volte questi discorsi non li vorrei più sentire 🙂

  2. “A favore del “restare”, la bellezza.”
    La lettura ha suscitato solo una sana, fragorosa, grassa risata.
    Rimanere per la bellezza, giusto loro possono farlo che lavorano nel cinema
    Anch’io l’ho trovato un po’ banale, ma d’altronde, non so cosa avrebbero potuto fare di meglio… oltre al fatto che l’argomento è molto complesso e ricco di sfaccettature, il piagnisteo misto a inorgoglimento patriottico è cosa tipicamente italiana (pertanto, propria anche dei registi). E chi si aspettava uno sviluppo diverso, una volta letto il titolo? Io no.

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