queste righe le scrivo

Queste righe le scrivo col portatile posato sulle gambe mentre oscillo piano in una sedia a dondolo di legno, col cane accovacciato più in là che scruta un orizzonte sempre uguale a se stesso, gli alberi di pino che coprono il cielo e frusciano al vento.  

Mi sento trasformato nel protagonista un ipotetico spot televisivo di uno Scotch, o di un Whisky prelibato, o di un Amaro Averna, una di quelle pubblicità che gli attori c’hanno sempre ste facce ariane bionde e mascellone, ste facce di americano del Kentucky con un filo di barba incolta, ste facce esotiche biondastre abbronzate e con gli occhi di ghiaccio dal taglio crucco che si capisce benissimo che non sono attori italiani, sebbene il prodotto che pubblicizzano – lo Scotch, il Whisky prelibato, l’Amaro Averna – sia destinato anche al pubblico italiano. Ste pubblicità che al bevitore di Scotch, di Whisky prelibato, di Amaro Averna gli stanno vendendo non solo il superalcolico ma anche quella faccia biondastra ariana ed elegante, gli stanno vendendo anche quel figurino di uomo affermato che col capello appena shampato prende in mano il bicchiere di vetro pesante contenente il superalcolico, il bicchiere che viene portato alla bocca delineata dalle mascellone da aspirante attore di Beautiful.

Ste pubblicità che i protagonisti sorseggiano l’Amaro o il Whisky mentre si raccontano virilmente il salvataggio del cavallo purosangue che stava per ruzzolare giù dal dirupo, o dell’atterraggio di emergenza di un aeroplano in avaria fra le piantagioni di banane in Ecuador. Ste pubblicità che poi mi viene da pensare al tipico bevitore di amari che incontro spesso al bar qui alla fine della strada, appoggiato al bancone con una gamba dritta e l’altra piegata e posata di punta, con la panza che stira la parte inferiore della maglietta, con le ciabatte di spugna, con le unghie delle dita dei piedi dai colori che si intonano al pavimento, con le collane e i braccialetti d’oro sfavillante e lo stecchino di legno in bocca. Ste pubblicità che segnano un distacco abissale fra l’immagine dell’utilizzatore del prodotto nello spot e l’utilizzatore reale, che un simile distacco riesce a segnarlo – per fare un esempio – solo Dolce & Gabbana, coi modelli anoressici e depilati nella pubblicità da una parte, e le strade straripanti di tamarri con la cintura dal fibbione D&G da tre chili e cinquanta dall’altra.

Io adesso non so dire bene dove volevo arrivare scrivendo ste cose sconclusionate sulle pubblicità degli amari, ste cose ovvie e superficiali che poi arriva il primo pubblicitario di passaggio a farmi la puntualizzazione, io che in realtà non volevo scrivere di pubblicità degli amari – cosa me ne frega delle pubblicità degli amari – ma bensì volevo scrivere della grande festa che si è tenuta qui l’altro ieri sera nella mia casa con centinaia di convenuti. Volevo scrivere della festa ma si è fatto tardi a scrivere di discrepanze fra spot e realtà. Alcuni punti salienti della serata vanno comunque riportati, e alcune considerazioni utili, velocemente e in ordine casuale. Dunque:

– mi è stato chiesto durante la festa di reinserire le vicende del Cuggino Rasta fra le pagine di questo blogghe, dopo un lungo e sofferto silenzio. Tenuto conto che il Cuggino Rasta non sembra più leggere questo blogghe, si può anche tentare una timida reintroduzione. 

– il cuggino Rasta durante la festa non ha trascinato nessuna donzella negli anfratti della pineta di casa mia, nonostante le molte donzelle a disposizione. Il Cuggino
– se gli viene fatto notare che durante questa estate salentina non ha collezionato nessuna vittima femminile, risponde dicendo che prima di arrivare qui è stato in Spagna, e lì in Spagna ha combinato tante cose che non descrive nei dettagli, ma indica il suo incisivo superiore scheggiato lasciando intendere con sguardo marpione che ciò ha una certa correlazione con una qualche guapa donnina di passaggio. Al momento non sono ancora riuscito a cogliere il nesso fra il dente scheggiato e le donnine (le cattura a morsi come il ghepardo con le gazzelle?) ma poi comunque il discorso si chiude lì col Cuggino che muove la mano come a dire Ah, se sapessi, se sapessi. 

– durante la festa sono entrate qui dentro circa duecento persone. Per fare bere duecento persone non bastano ottocento bicchieri. Da tenere a mente per la prossima volta. 

– Il mondo è pieno di strani individui – di solito femmine – che alle feste chiedono di bere bicchieri di vodka alla pesca mescolata con la lemon soda. La chiamano VodkaAllaPescaLemon. Una cosa che serve tanta fantasia per pensarla e tanto coraggio per chiederla. 

– Se metti in conto di fare del casino con la musica nel giardino di casa tua, ti sarai certamente premunito di avvertire i vicini di casa. Bravo. Ma questo non basterà. Ci sarà certamente un vicino di un vicino di un vicino di casa che chiamerà la polizia per protestare per la musica troppo alta.
 
– Se la polizia arriverà a casa tua per intimarti di spegnere tutto sto casino che hai montato, a contrattare coi poliziotti ci sarà tuo fratello il Piccolo che – brillo e sudato – si appoggerà con il gomito al finestrino della auto dei poliziotti, con i capelli sparati all’aria, una cannottierina da spogliarellista e un papillon enorme da clown.  

– I poliziotti che girano di notte a dare ascolto alle signore inviperite in vestaglia sono una ulteriore categoria di persone che mi fanno molta pena e tenerezza. Il poliziotto che discute in dialetto con la faccia assonnata, che minaccia denunce e multe con una grammatica poverissima e perentoria di chi ha l’abitudine di eseguire e impartire ordini molto semplici privi di qualsiasi sovrastruttura. Il poliziotto che di notte si ritrova di fronte il sottoscritto col rum e cola nel bicchiere, il sottoscritto che a causa dei tanti rum e cola perde qualsiasi timore nei confronti della divisa e si azzarda a prendere il poliziotto zelante sotto braccio per trascinarlo non ricordo bene dove. 

– Il sottoscritto che a causa dei rum e cola decide di non fermarsi più, e per evitare il sopravvento del sonno comincia a girare senza sosta attorno alla casa. Il sottoscritto che alla fine si stende in un angolo e vede arrivare l’alba col naso all’insù, nel contrasto degli alberi che restano neri su di uno sfondo di cielo sempre più chiaro (una buona idea per uno spot di uno Scotch, due mascelloni biondi che all’alba si raccontano il rocambolesco salvataggio di una giraffa orfana sprofondata nelle sabbie mobili) 

– Bottiglie di acqua tonica che alle sei di mattina acquistano vita propria e rotolano autonomamente nel salone di casa. 

– tante tante altre cose che mi verranno in mente poi.

22 pensieri su “queste righe le scrivo

  1. Peccato non esserci stato.
    Ma alla fine come hai corrotto i poliziotti per non farti spegnere tutto?
    Mi sembra di capire che il controllo SIAE non è arrivato. Buon per te compare.

  2. c’è un non so che di amlinconico nelle tue righe..

    Tuttavia mi chiedo,
    perchè mai al mondo gli strani individui sono solitamente le donne?(femmine non mi piace).

  3. io pensavo che tu ti fossi laureato proprio per fare quello: salvare dei purosangue da un dirupo e poi brindare con gli amici con l’amaro.
    ma forse mi sai che stai diventando più simile al tipico consumatore salentino di amaro.

    greetings from the rotten land.

  4. l’ultima volta che sono due poliziotti sono venuti a bussare alla nostra porta per intimarci di smettere, si sono fermati a festeggiare con noi ^^

  5. Evviva il Cuggino Rasta! Meno male è tornato il caposaldo di questo blogghe. Potremmo mettere un fotomontaggio di Costa con i rasta come avatar… o non è che lo difendi tanto perché in realtà il cuggino Rasta è Costantino? Si spiegherebbe così anche il dente rotto… l’aggressione…
    Inoltre, dalla regia mi fanno notare che il marchio D&G, trasformabile in D&T (Dolce&Tamarro), è ben diverso da Dolce&Gabbana per esteso, che è quello presentato alle sfilate.
    Son fonti inoppugnabili a dirmelo, fidati. Ecco spiegata la differenza tra i manifesti pubblicitari delle mutande bianche e i tamarroni con cinturone…

  6. io c’ero…io c’ero….io c’ero…seppure per poco ma c’ero….bravi bravi e belli i miei fratellini preferiti…son partita più felice…
    Betta

  7. Esatto!
    Se guardi qui, vedi che ci sono proprio tre linee: Dolce & Gabbana, D&G e D&G Junior, per i figli dei principini.
    Questo non significa che la linea Dolce & Gabbana sia propriamente sobria alla Giorgio Armani, però è sicuramente meno tamarra dell’altra…

  8. Se lo avesse saputo prima Celentano invece di “Rock” e “lento” poteva utilizzare “Dolce&gabbana” e “D&G”…non c’ha proprio un cazzo da fare ‘sta gente qui….

  9. Invidio la tua sedia a dondolo, è una di quelle cose che ho sempre sognato. Anche se il pensiero di dondolarmici sopra scrivendo sul portatile mi mette un leggero senso di nausea

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