tutto intero dentro un frullato di banane

Come se avessi inzuppato il mio cervello tutto intero dentro un frullato di banane, ho una confusione nella capoccia che non va proprio bene, averci cotanta confusione nella capoccia.

E un caldo,
e una confusione,
e un caldo,
e uno sconforto,
e una confusione,
e il dito indice che mi fa male,
e un caldo,
e uno sconforto,
che non va bene averci tutte queste cose,
non va proprio bene, no no no.

Le strade sono piene di automobili con l’adesivo Sardinia Ferries incollato sul vetro. Va bene, l’adesivo te lo incollano quando ti imbarchi per la Sardegna, ma poi? Perché non lo staccano? Per essere bello non è bello. Per essere chic non è chic. Allora perché lo si lascia incollato, sto benedetto adesivo Sardinia Ferries? Fa fico averci l’adesivo Sardinia Ferries incollato sulla macchina? No, fate mi capire, fa fico? Troppo caldo per pensarci.

Troppo caldo,
e troppa confusione,
e il dito indice che mi fa male,
e un caldo.

La mattina mi sveglio presto e corro in clinica. Nessuno me lo chiede, di svegliarmi presto, eppure lo faccio. Poi magari studio, traduco, leggo, ripasso nozioni, faccio ricerche. Nessuno me lo chiede, eppure lo faccio. Poi la sera cerco di non fare tardi che la mattina ho da svegliarmi presto, nessuno me lo chiede eppure lo faccio. La mia condizione attuale si racchiude tutta in un nessuno me lo chiede eppure lo faccio.  Tutte queste cose solo per non farmi crescere le ragnatele nei meandri del cervello, che già c’ho tutta sta confusione, e tutto sto caldo, ci mancano solo le ragnatele. No, no grazie, niente ragnatele, meglio dire, fare, baciare.

Cose, fiori, frutta. 

Una settimana fa, il capo italiano di una grossa multinazionale mi scrive una mail per avvertirmi che, vabbè, non proprio adesso, magari più avanti, ma se tutto va bene – chi lo sa – magari, forse, una cosa da fare per me la si trova, chissà, forse, bla bla bla. Il punto non è questo, comunque (anche perché con i “magari” e i “probabilmente” non mi cucino neanche la pasta). Il punto è che il capo mi scrive sta mail cominciando con le eleganti parole, tanto belle e tanto pompose: “Egregio Dottore”.

Faccio due passi coi piedi scalzi nel corridoio, con sto cazzo di caldo che mi fa sudare pure se mi metto a fare il morto steso sul pavimento di marmo, e penso all’EgregioDottore che poi in buona sostanza sarei io.  

Egregio. 

Sa molto di Collegio, di Formaggio, di Sfregio, di Sacrilegio.

Egregio.

Poi stamattina mi ero già dimenticato della storia dell’EgregioCollegioSacrilegioFormagio, e in clinica una cliente giovane bionda e panciuta mi vede – vestito col camice – mentre stavo camminando da un punto ad un altro della clinica per nascondere il fatto che non c’era niente da fare, e mi chiede, timorosa: Scusi Dottore dov’è il bagno?  

Scusi Dottore. Sarei io il Dottore? Sarei io. Le dico: Venga Venga, per di qua.  

Poi vabbè, egregio come sono ho pure sbagliato porta, ma il punto non è questo. Il punto è… qual’era il punto? Non me lo ricordo più. C’ho tanta confusione nella testa, tanto caldo, e il dito indice che mi fa male.

Oggi in clinica un gatto che stava dormendo si è tirato in piedi, ha fatto Miao, poi ha tossito due volte e quindi è morto di colpo. La padrona piangeva e io non potevo grattarmi vicino all’inguine dove le mutande mi stavano procurando prurito, che non stava bene, poteva sembrare irrispettoso. Poi la dottoressa splatter ha aperto il gatto per la necroscopia; dalla sezione del cuore è schizzato un fiotto di sangue che le ha imbrattato tutto il braccio e mezzo tavolo.

(quest’ultimo episodio è stato aggiunto solo per evitare che qualcuno scriva fra i commenti qualcosa del tipo “uuuuh, che bello che ripari le bue cattive ai miciomicio bau bau!”)

Ecco, poi cos’altro?

Niente, Miao.

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26 pensieri su “tutto intero dentro un frullato di banane

  1. secondo me lo incollano in maniera tale che non si scolla più e si fanno taaaaaaaaaaaaaanta pubblicità.
    la scena splatter è stata esaltante, grazie dotto’…

  2. Fondiamo un gruppo di ascolto machimelohafattofarealaurearmi, oppure creiamo un sito con forum annesso “laureaticoraggio.com, ma anche laureatamassimodeivotivendopasticcini.help.com…
    Alice

  3. egregio, ex-gregis, fuori dal gregge:
    quando ha letto del gatto che ha fatto miao ed è schiattato, il mio pesciolino rosso (che è proprio qui seduto vicino a me) ha fatto uno schizzo di gioia. Sta ancora ballando.

  4. Non sono assolutamente d’accordo sul riposo, se adesso ti metti pure a riposare, sei un uomo finito. Secondo me c’hai bisogno di 4 cose

    1) Un lavoro, vero intendo.
    2) Una storia con una donna, vera intendo (la storia, non la donna e ci mancherebbe pure).
    3) Un ventilatore.
    4) Un pomeriggio in barca, a pesca con me, Pippi e MarioMauroMarra, che magari al tramonto vediamo i delfini saltarci intorno, come l’anno scorso (ma di questo forse c’ho bisogno pure io…).

  5. Ieri sono andato a vedere una partita di beneficenza e c’erano un paio di tuoi parenti in campo, tipo un bassista capellone che fa doposcuola in porta e uno rapato quasi a zero a centrocampo. Ecco, quelli hanno trovato il modo di passare il tempo…

  6. gira voce che quentin tarantino sia interessato alla storia del gatto per il suo prossimo film: “pulp clinic”. o forse “reservoir cats”. “kill micio”?
    fa caldo, è vero, fa troppo caldo…

  7. Strano, anche a me ogni tanto fa male il dito indice della mano sinistra (per i soliti maligni tengo a precisare che non sono mancino).
    Però so quando mi succede: è quando mi sento troppo bluesy ed esagero col bending sulla sei corde.
    Comunque Rafeli, per quello che vale hai la mia solidarietà.

  8. Che cazzo di schifo il fuorisedismo coi piedi desnudi d’estate al fresco delle mattonelle, a suo tempo ho dovuto spiegare a tutti quanto urenda fosse la cosa e quanto fosse banalmente comune in certi contesti.
    Un abbraccio, salvali tutti i gatti.

  9. Guarda Pasquale che anche se non si è mancini a volte “certe cose” si fanno proprio con la sinistra… almeno io le faccio con la sinistra…
    Dicevo dello staccare gli acini d’uva dal grappolo e portarli alla bocca, per esempio. E altra roba…

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