nelle automobili

Nelle automobili si trascorre molto tempo. Si pensa molto. Si pronunciano tante parole.

Tantissimi paesaggi scorrono a lato mentre si parla con qualcuno. Ci si ferma a lato per la strada per litigare. Si va altrove (vabbé, robe del decennio scorso) per altro. Si torna a casa ripensando alla serata appena trascorsa. Ma soprattutto: quante parole, e quanti pensieri mentre si viaggia.

Osservo un camion che trasporta una decina di automobili nuove pronte per essere vendute. Una di fianco all’altra, una sopra l’altra. Ognuna deve ancora conoscere chi siederà al posto di guida.

Provo a calcolare quanta vita potenziale ci sia dentro. E’ una quantità enorme, quella che impregnerà i sedili. Se ci pensi – se immagini il potenziale – la somma totale di questa vita che sarà, questo camion che passa fa quasi paura.

in ogni caso

In ogni caso sarà bello ricordare quei giorni di settembre e quel gioco dove ci sei tu – stesa che ascolti – ed io che ti racconto le storie viste nei programmi strappalacrime della televisione italiana, riadattati per farli diventare se possibile ancora più strappalacrime, e vedere se riesco a farti piangere, così, per scherzo.

e che ci posso fare

E che ci posso fare se sono affascinato dalle manifestazioni eclatanti di ignoranza. Mi affascina l’ignoranza, mi affascina (e sono masochista) la morte di ogni speranza che deriva dall’ignoranza.

A Brescia hanno il Tar ha bloccato un trattamento con cellule staminali a tre bambini. Non sto a spiegare i motivi perche’ questa scelta sia giusta sotto diversi profili (etico, giuridico, scientifico, medico e pure umanitario).

Quello che mi affascina in questa storia sono i commenti alla notizia.

C’e’ chi se la prende con il Vaticano.

C’e’ chi (certo che in altri Paesi questa terapia sia disponibile) suggerisce di “far curare i figli all’estero”. C’e’ chi se la prende con le multinazionali (le staminali non farebbero guadagnare, secondo loro,e percio’ sono ostacolate).

Chi con i giudici, chi con la burocrazia. Chi dice che certe terapie sono disponibili solo se sei parente di cardinali.

Non c’e’ bisogno di entrare nel merito: io penso che questa gente inzuppata di pregiudizi contro qualsiasi autorita’ (politica, economica, giuridica, scientifica) la trovi per strada, prende decisioni, vota, costituisce una nazione. Questi pregiudizi sono non solo figli dell’ignoranza, ma pure talmente dogmatici che finiscono per diventare religiosi.

E quindi chi si lamenta che “e’ colpa del Vaticano” fa tutto il giro: e’ cosi’ ignorante da diventare dogmatico, talmente dogmatico da essere religioso, talmente religioso da diventare oscurantista, talmente oscurantista da diventare un intralcio al progresso.

la domanda che non sopporti

La domanda che non sopporti – ne hai già scritto – è quella dei colleghi quando ti chiedono plans for the weekend? 

A parte il fatto che una domanda del genere non contempla il fatto che uno potrebbe non averne affatto, di plans, il che può succedere, ché la noia e l’abbandono sono cose che non le puoi spiegare, ma servono.

La stessa domanda diventa successivamente: had a nice weekend? al che io invento cazzate, perché non posso raccontare quello che davvero ho fatto: perché non interessa, perché non è opportuno.

Had a nice weekend?

Ho avuto rimorsi per una persona che ho fatto piangere senza volerlo. Ho strappato una camicia. Ne ho comprata una nuova. Ho fatto riflessioni sulle intelaiature sociali, sulle dolorose differenze fra aspettative e realtà. Ho parlato di come certe ragazze appoggiano le mammelle sul tuo gomito    avvicinandosi. Ho bevuto troppa birra. Ho ragionato in franco-inglese con un organizzatore del Belgian week-end per convincerlo a non chiamare la polizia se avessi pisciato in un interstizio fra gli stands. Ho cenato cinese. Ho parlato di salari netti e lordi alle due del mattino. Ho preso un taxi che profumava di cannabis, parlando a vanvera di vibratori non falliformi. Ho visto una signora finire sotto ad una macchina mentre inserivo bottiglie vuote nei contenitori della differenziata. Ho mangiato un gelato in un parco per farmi perdonare.