europei #3

Sulla tv a lingua francese si è parlato continuamente di biscottò. Poi quando la partita è finita hanno detto che i clacson possono partire per tutta la nazione. Solo che la nazione è il Belgio.

tantissime cose

Tantissime cose si potrebbero dire sulle proteste contro l’allevamento di cani Green Hill. Si potrebbe dire che ognuno è libero di coltivare l’opinione che vuole. E che ognuno è addirittura libero di coltivare l’ignoranza che vuole, perfino chi afferma allegramente che le multinazionali non vogliono usare metodi alternativi perché traggono profitto dalle sperimentazioni animali. Si potrebbe pure rispettare chi ritiene un risultato chiudere un allevamento di cani a Brescia per spostarlo appena oltre confine, cioè mantenendo immutato il destino di questi animali.

Quello che invece è insopportabile è l’utilizzo indiscriminato della parola vivisezione: se in nome della libera ignoranza è tollerabile che questa parola venga utilizzata dai manifestanti, è intollerabile che venga utilizzata anche da chi ha l’obbligo di informare.

europei #2

Tra l’altro, noto che durante le partite in cui non gioca l’Italia, tifo sempre per chi sta perdendo in quel momento. E’ un tifo scemo e involontario.

Involontario perche’ non lo decido razionalmente, semplicemente succede. E scemo perche’ in pratica tutte le partite dovrebbero finire in pareggio. Dev’essere il mio lato socialista che viene fuori.

è più ridicolo

E’ più ridicolo un giocatore di calcio, pagato appunto per calciare, che afferma “froci in squadra? speriamo di no” oppure un giornalista, pagato invece per fare domande e scriverne, che fra tutte le domande possibili, chiede al giocatore di commentare una indiscrezione  su presunti gusti sessuali di ignoti compagni di squadra della nazionale?

ci sono parole #2

A proposito delle parole tradotte male di cui si e’ scritto, in questo periodo di terremoti va aggiunta pure la parola “palazzo” apprezzatissima all’estero e impiegata in contesti diversi a volte poco rilevanti. Si parla di terremoto? Allora sulla stampa anglosassone sono crollati “many palazzos“.

Ma poi anche, giusto per non dimenticarcene e per pareggiare, vanno ricordate le orde di italiani che usano “eventually” come se significasse “eventualmente”.

ieri ad una certa ora del pomeriggio

Ieri ad una certa ora del pomeriggio sorseggiavo spumante e mi cibavo di tartine piccolissime e discutevo delle differenze dei sistemi didattici in Europa con un ex ministro del Paese Basso, che mi ascoltava tutta divertita. Ero stato invitato a questo incontro dove si parlava di urbanizzazione sostenibile, dentro il Parlamento Europeo, luogo dove  mai ero stato pure essendo io espatriato a Brusselle, area del mondo dove in pratica uno su tre lavora da quelle parti. Invitato in quanto ex alunno della mia Universita’ del Paese Basso, che e’ contenta di mantenere i rapporti con i suoi ex alunni e coinvolgerli in attivita’ e far sapere in giro cosa fanno oggi, i loro ex alunni. E non e’ la prima volta che mi contattano e ieri mi hanno fatto sapere che non sara’ l’ultima. Tutto bene quindi?

No, perche’ penso alla cazzo di mia Universita’ italiana del cazzo. Che’ io presi una laurea in Paese Basso quasi come hobby, in grande tranquillita’ e mentre lavoravo, e ci ho speso poco tempo li’ dentro, e comunque quelli ancora mi richiamano. La mia Facolta’ italiana, dove ho speso sudore e dolore e fatica per lunghi anni, non mi ha chiesto niente dal giorno della laurea. Avrebbe dovuto?

Me lo chiedo periodicamente, se avrebbe dovuto. E mi incazzo periodicamente anche se non ne scrivo mai (ma negli anni ho costretto molta gente ad ascoltare le mie filippiche infuocate). Avrebbe dovuto, quindi? 

Ragioniamo: sulla carta ero il migliore. Sulla carta non significa che lo ero per davvero. Ma ecco, la carta diceva questo. Voglio dire – cara Universita’ italiana che sicuramente non sei in ascolto in questo momento – tu hai autonomamente deciso dei criteri di valutazione. Erano i tuoi criteri, non i miei. Ed io dal primo giorno fino all’ultimo sono stato classificato – secondo i tuoi criteri – come il migliore. In certi casi con enorme distacco rispetto al secondo. In certi casi imponendo innovazioni che fino a quel momento nessuno aveva richiesto. E tu mi hai ignorato. Siccome ero l’eccellenza secondo i tuoi criteri, in pratica hai ignorato te stessa. Cioe’ neanche tu credi a quello che fai, ai risultati che ottieni.

Quando mi passa l’incazzatura vorrei dare dei motivi a questo mio essere trasparente per te. E provo a giustificarti. Penso che gia’ sei occupatissima a scansare tutti quelli che vorrebbero restare attaccati alle tue mammelle, mendicando contrattini e mettendosi in fila per ipotetici posti che a volte mai arriveranno. Devi trascorrere il tempo a scacciarli via come si fa con le mosche, figuriamoci inseguirne altri che volontariamente hanno ignorato qualsiasi prospettiva di carriera con te. E poi un’altra ragione potrebbe essere che non vuoi guardare in faccia la materializzazione dei tuoi fallimenti.

Con poco affetto,
R

poniamo che

Poniamo che fossi un calciatore della Nazionale italiana. Poniamo che mi prendano a fare l’Europeo in Polonia. Poniamo che siccome sono in Polonia mi dicano: andiamo a visitare Auschwitz che e’ dietro l’angolo. Sono calciatore mica da ieri, e so bene che ogni minima mia scorreggina viene puntualmente fotografata e gossippata.

Se poniamo tutte queste cose, tra tutti i giorni della mia vita, proprio quel giorno sceglierei per non andarci, ad Auschwitz, immaginando le conseguenze, le foto sui giornali dove sembro uno scolaro in gita.