sto provando

Sto provando vini buonissimi dei cinque continenti, ed ho il frigorifero pieno di yogurt con il qualcosacillus bifidus vivo incluso nel prezzo. C'è un gatto fuori dalla mia finestra che fa finta di aver paura di me. Lo so che fa finta. Dopo avermi osservato per qualche minuto di rilassa. Secondo me si dimentica di fare finta di avere paura di me. Prima c'era un'araba che mi ha chiesto di accendere appena fuori la porta di casa. Era muta. Anzi sorda. Parlava come i sordi. Però in francese. Ma io capisco lo stesso.

 

Per esempio stamattina chiamavo per una casa, ho sbagliato numero. Però ho capito quello che diceva la signora. Diceva: ici, hòpital. Era l'ospedale. Ho detto scusi scusi, ho detto merci, madame. E in tutto questo, non ho ancora cominciato il corso di francese. La ragazza delle risorse umane mi ha chiesto quando lo comincio, sto corso di lingua, visto che è gratuito. Le ho detto non lo so. Lei aveva la camicia sbottonata sul davanti. Secondo me se ne è accorta di averla, ma tardi. Ho deciso che per la casa spenderò la metà di quanto potrei invece spendere, ché qua si resiste all'infighettimento proprio attaccati con le unghie.

 

Comunque altre volte ho già spiegato come mi innervosisco davanti alle sceneggiature banali. Tipo qualche settimana fa. Quindi mi appunto qui un paio di film che invece mi sono piaciuti per la sceneggiatura: Il ladro di orchidee (volevo essere Charlie Kaufman, tantissimo) e Il Portaborse di Luchetti – con Moretti che recita male però va bene lo stesso.

e quindi la domanda era

E quindi la domanda era:

 

Dovrei correre via e buttarmi a bocca aperta su di un prato? Addomesticare una zebra e girare i paesini suonando un campanaccio colorato di rosa? Scrivere poesie appoggiato sulle cassette della frutta con indosso un saio e una collana di cipolle? A questo punto mi rispondo di No. 

 

E perché?

La risposta è troppo semplice: perché vivo in questo mondo. E in questo mondo dove vivo, la gente lavora più o meno ogni giorno. Non è conformismo. È per vivere in questo mondo. Lasciamo perdere per un momento che esiste il bisogno di farlo. La gente lavora, e respira i luoghi di lavoro, le metropolitane e gli aeroporti e i bar per prendere un panino e le storie dei colleghi che chissà da dove cazzo vengono. Ve la immaginate la solitudine del figlio del Sultano del Brunei? Non è bla bla bla, dico seriamente: ve la immaginate? Lui che si sveglia la mattina e c'è un mondo intorno a lui che lavora –insomma, la gente normale – e lui No. Ci sono i film, le canzoni e i libri che parlano di gente normale e lui No, non è normale. Lui è escluso dai suoi milioni. 

 

Ah ma è facile dire che non vuoi essere il figlio del Sultano del Brunei, visto che non PUOI essere il figlio del sultano del Brunei. Si ok, ma ci sono tanti modi per escludersi dalla società. Per esempio una si può fare suora. O scegliere un lavoro di pochissima responsabilità. O fare l'eremita. O scegliere piccoli gruppi di opposizione sterile e autoreferenziale. 

 

Ma è un mondo capitalista di merda!

 

Forse Sì. Non lo so. In ogni caso non ho vissuto in altri mondi per fare il confronto. In ogni caso, se quello che vedo non mi piace, posso cambiare i tre metri quadrati intorno a me. Li posso addolcire. Li posso avvicinare per quanto possibile alla mia idea di mondo non-di-merda. Se poi riesco a crescere – in questo ipotetico mondo capitalista di merda – i tre metri diventano dieci, e poi venti e poi eccetera. Tutto in funzione di quanto vale la mia voce. Se invece dico: questo è un mondo capitalista di merda, e mi rifiuto di scenderne a patti, ecco lui andrà avanti anche senza di te. Quindi – in ogni caso – sempre meglio essere dentro che essere fuori.

 

Non avessi sti tre decimi di febbre, giuro, mi spiegherei meglio.

all ears


Una delle canzoni più ascoltate negli ultimi cinque anni. Di cui purtroppo non esiste un video, visto che è la cover sghangherata fatta da un gruppo mica tanto conosciuto. C'è solo questo video tremolante. La versione in studio merita molto, ed è sempre acustico. Ascolto questo pezzo anche solo per la parte dove dice "your anger suits you, it makes you beautiful" e non mi piace che finisce troppo presto. 

certe volte

Certe volte penso: stai facendo quella cosa che si chiama carriera. Brrr. Cioè, se non fai casini, finisci per fare quella cosa che si chiama carriera. Ma la domanda sarebbe: volevi fare carriera? Era quello che avevi pianificato? Non proprio. E allora? Dovrei correre via e buttarmi a bocca aperta su di un prato? Addomesticare una zebra e girare i paesini suonando un campanaccio colorato di rosa? Scrivere poesie appoggiato sulle cassette della frutta con indosso un saio e una collana di cipolle? A questo punto mi rispondo di No. E perché? Mi sono dato una spiegazione, che però adesso, siccome devo fare il mio pezzettino di carriera quotidiano, non posso scrivere. Facciamo dopo.  

e mccartney è vivo

Ah comunque, ai complottisti sulla questione Bin Laden (quelli che “le cose non sono andate come ce le raccontano”) non si dovrebbe rispondere con l'anticomplottismo (“le cose sono andate esattamente come ce le raccontano”) ma più semplicemente con un: le cose sono andate "più o meno" come ce le raccontano, e tu complottista se alzi il dito per far notare che qualcosa non sarà andata proprio così, ecco io quel dito te lo spezzo, perché è ovvio – babbeo – che non puoi sapere tutto tutto tutto.

 

Te lo immagini un mondo dove tutti tutti tutti sanno tutto tutto di tutto?

 

Ti pare possibile? Adesso perché c'hai twitter pensi che puoi sapere tutto tutto tutto? Noi oggi a differenza di prima sappiamo di non sapere (cit), e a differenza di prima la verità parziale che ci offrono ci arriva alla velocità della luce, e la possiamo pure commentare. Ecco, riassumendo: la differenza rispetto a prima è che posso scrivere ste scemenze sul blogghe.

poi se uno non sa cosa fare

Poi se uno non sa cosa fare, a Brussélle a maggio puoi mascherarti da Berlusconi vestito da Mago Silvan.

Ho scattato questa foto dopo sei ore di camminata senza sosta in città. Le scarpe sono da buttare. 

 

Intanto qui mi si sono presentati otto giorni filati di sole – certo certo lo so che non è normale – e oggi è stato speso tutto con il culo sul prato di un parco mica da poco. Ho la faccia bruciata.

 

C'era un lago con anatre che non avevo mai visto – e chi mi conosce sa quanto mi interesso di anatre – e poi uno stagno con le tartarughe dentro, e poi una signora in costume da bagno che si è accovacciata a fare pipì.

solo stasera

Solo stasera il mio equilibrio psicologico torna a livelli accettabili. Sono stati giorni di scoperte che mai avrei pensato di scoprire, e di privilegi che non sapevo neanche esistessero. Tutto procede talmente smooth e facilitato che ad un certo punto ho creduto seriamente di impazzire.

 

E non è tanto per dire. L'ho creduto per davvero, di impazzire, con la macchina parcheggiata in una strada alberata, io dentro la macchina, fuori il sole, ed io nella macchina che parlavo al telefono con una delle tantissime persone che in questo periodo mi stanno “assistendo” a trovare la mia way.

 

Questa persona mi chiedeva che tipo di casa volevo, perché me l'avrebbe cercata lui, mi avrebbe preso appuntamento lui, mi ci avrebbe accompagnato lui, avrebbe guidato lui, mi avrebbe dato una consulenza lui. Ecco, adesso so che tutto ciò è normale – che succede a tutti – solo che io, nella mia auto parcheggiata al sole vicino agli alberi, ecco, io ero lo stesso che solo fino a pochi giorni fa viveva in una casa di drogati, e che aveva vissuto cose indicibili negli ultimi anni, tutte documentate su queste pagine da qualche parte – non mi va di cercare i links.

 

Per dire, due settimane fa nel lavandino ho trovato una pentola sporca piena di acqua e noodles, e dentro c'era un telefono cellulare e il collare del gatto.

 

E allora, questo cambiamento radicale in così pochi giorni all'inizio mi ha fatto piacere, poi molto piacere, poi ho cominciato ad avvertire uno strano nervosismo.

 

Quando sto per chiudere la telefonata il consulente mi chiede se ho un conto in banca. Dico che pensavo di aprirne uno il giorno dopo. Lui mi ferma subito e mi dice: mannò, mannò, facciamo tutto noi. Tu vieni solo a firmare.

 

Ecco, proprio lì ho creduto di impazzire.

 

Oltre la finestra c'è un piccolissimo prato e degli indiani che giocano a badminton. Se apro la finestra si fermano e mi osservano, quindi No, non è un sogno.