sintomatico mistero

Comunque davvero bellissime le foto dei minatori scattate dentro la miniera con il flash, quei minatori che poi uscendo hanno dovuto indossare occhiali neri griffati senno’ poi restavano cechi per tutta la vita.

all'aeroporto

All’aeroporto di Brindisi una bambina barbara sfugge al controllo della madre barbara e con la mano sporca di cioccolata mi accarezza la giacca del mio vestito da matrimonio. La madre la riprende, io non mi accorgo della macchia di cioccolata sulla giacca, la madre offre alla figlia il pezzo di pane che la stessa bambina aveva fatto cadere sul pavimento poco prima, ed io penso – che ve lo dico a fare, siete barbari.

Ma questo è il meno, visto che piove dentro l’aeroporto e l’aereo non parte ormai da tre ore. Io penso che devo avere problemi con gli aerei almeno una volta all’anno, epperò quest’anno credevo di avere già dato con la storia del vulcano, e invece No.

Alla fine comunque partiamo, fra cori da stadio dei giovani salentini che vanno in Paese Basso per fumare dal primo giorno fino a pochi minuti prima del ritorno. Poco prima di atterrare al microfono ci avvertono che siamo troppo in ritardo, dunque non si atterra dove credevamo di atterrare – ché l’aeroporto è ormai chiuso – ma in un altro luogo.

Un altro luogo? Sì, però vi organizziamo un bus, dice la hostess. A questo punto i giovani salentini già in crisi di astinenza si mettono a discutere con la hostess, braccio allungato tipo ultras, ché loro non sono per niente d’accordo di atterrare "altrove". Fino a quel momento li avevo ascoltati fare battute in dialetto strettissimo sugli annunci in inglese, questi ragazzoni con la barba che urlavano come fossero seduti all’ultimo posto di un autobus della gita della scuola.

Quando si mettono a polemizzare con la hostess mi tiro su dal mio posto e chiedo se per caso loro hanno una soluzione diversa. Ché magari loro sono dei tecnici, sono del ramo, e allora forse possono comunicare con chi coordina le operazioni a terra e suggerire ipotesi alternative. Loro non rispondono e io mi sento ribollire come ogni volta quando la gente negli aeroporti o alle stazioni dei treni se la prende con gente che non ha colpe di niente.

Che poi, a parte l’evidente ingiustizia dell’imprecare contro chi non ha colpe, c’è pure l’inutilità intrinseca dello stesso imprecare. Voglio dire: il treno non parte causa tormenta di neve? Tu perché polemizzi col capotreno? Non vedi quanto ogni parola pronunciata sia totalmente inutile?

E’ più significativa a fini della storia del mondo una qualsiasi formica che dall’altra parte del pianeta posa le sue zampette su una foglia, di te che invece imprechi senza alcun motivo contro un Giuseppe o Loredana qualsiasi. Il tuo gesto è così inutile ma tu non te ne accorgi, e togli tempo ad altri che magari farebbero domande utili.

Il fatto stesso che non ti renda conto dell’inutilità del gesto mi rivela il contenuto del tuo cranio, quel criceto che corre sulla ruota all’interno della tua calotta cranica con i semini nascosti nelle guance.

Poi atterriamo, accendo il telefono e siamo in Germania. Mi addormento in un bus. Due ore dopo scrocco un passaggio a una coppia, di cui lui pettinatissimo, alle tre di notte sono a casa che scrivo una email spiegando perché farò tardi al lavoro.

Ora sono in Danimarca. Lungo la strada la polizia stradale tedesca mi ha fermato per cercare droga nella chitarra che avevo nel bagagliaio.

flash

Eccomi in Salento per due giorni. Il sole sbatte e non permette di leggere lo schermo del bancomat.

Irriducibili fanno il bagno al mare.

Sono a venti minuti da Avetrana, accendo la televisione e vedo parenti che ancora si fanno intervistare.  Inveisco contro la televisione. Smetto di inveire, mangio pasta al forno.

c'è una luce nel bagno di uno dei posti dove lavoro

C’è una luce nel bagno di uno dei posti dove lavoro, che mi guardo allo specchio e mi vedo verde.

Io le giornate che devo passare con la camicia nei pantaloni sono giornate che partono con lo svantaggio.

Poi scopro che nella palestra di uno dei posti dove lavoro – che abbiamo pure la palestra, a circa 60 metri dal mio studiolo, andando sempre dritto – scopro che hanno una luce diversa, sono meno verde di quello che credevo. Sembro pure più alto. Io sono alto, ma qua sono tutti alti, e quindi.

A pranzo scopro collega preciso che ha un millimetro di barba, penso che allora posso pure io magari crescermi sti due millimetri di barba, che senza millimetri di barba é come le camicie nei pantaloni, la giornata parte con lo svantaggio.

Io mi faccio calcoli del genere. Penso che ho sbagliato la considerazione, di poco prima, perché collega preciso è davvero preciso anche su altre cose, ha le scarpe molto lucide e gli occhiali senza la montatura (insomma quelli, come si chiamano?) quindi nel complesso il millimetro di barba non lo vedi nemmeno. Io invece ho la camicia che non la stiro bene, eppure mi impegno tantissimo.

Tornando a casa c’era un arcobaleno come quello dei cartoni animati, arcobaleno proprio come dice la parola – almeno per quanto riguarda l’arco, era un arco, il baleno non lo so ma dire pure quello – e mi immaginavo che avrei guidato fino a passarci di sotto.

E inseguendo l’arcobaleno pensavo si spendono tantissime parole su come e quanto si cambia, e  che la gente che si spaventa che cambia, e quanto cambia, e si meraviglia di ciò. Io troppo spesso mi meraviglio di quanto nonostante gli anni sto cambiando pochissimo. E’ una giovinezza patologica che devo mascherare ogni mattina.

la collezione di storie

La collezione di storie di italiani all’estero raccolte da Repubblica.it ovviamente me la devo leggere tutta, questa del resto e’ una delle mie perversioni. E poi insomma si parla di emigranti, e quindi.

Sono sedicimila storie e ne ho lette solo qualche centinaio. Le prime considerazioni:
1) Fanno paura quelli che “me ne sono andato dopo che ha vinto Berlusconi per coerenza con le mie idée.” Bah.

2) Non capisco quelli che completano il formulario con range di eta’ e luogo di residenza ma poi dimenticano di scrivere la loro storia.

3) Una cosa che pensavo da tempo, da emigrante quale sono, e che trovo confermatain quelle storie. E cioe’ che, parte i problemi di lavoro tantissimi italiani emigrano in quanto gay.

4) Gli emigranti piu’ contenti sono sempre quelli che sono scappati da uno o due anni. Descrivono la loro svolta con eccessivo entusiasmo e ci tengono a rimarcare il fatto che “voi rimasti in Italia non sapete cosa vi perdete”. I veterani sono piu’ obiettivi.

5) Un altra cosa che non ho tempo di scrivere adesso.

ammazza che ridere

Tu vuoi sapere cosa è diventato internet in sti tempi contemporanei?

Puoi leggere su spinoza come le battute sul fallito attentato a faccia-di-schiaffi Belpietro siano tutte a senso unico.

"Se l’agente della scorta non avesse preso le scale,
non so come sarebbe andata. Di lusso."