faccio cose 090909

E quindi non dormo abbastanza. Gia’ so di avere le occhiaie prima di tirarmi su dal letto. Dietro la porta il nuovo coinquilino tedesco dice: qui invece ci vive un ragazzo italiano. E poi una voce femminile che ride. Dev’essere la nuova coinquilina indonesiana. Io gli indonesiani onestamente non ce la faccio piu’. La puzza di cucina indonesiana pensavo di avere chiuso, e invece No.

Eppoi almeno in italiano dici indonesiano, che suona bene, in inglese invece dici indoníscia, aggettivo indoniscian, che non suona tanto elegante. Cerco casa. Mi chiamano per una casa. Ti piace la camera? mi chiede sto bovino barbaro. Mi piace. Anche senza pavimento? (non c’é il pavimento) senza intonaco, senza frigorifero e lavatrice e piano cucina (che non ci sono, li devi comprare a parte e metterli vicino al letto). Sí sí mi va benissimo, dico io. Dividerai il water – solo il water, eh! – con quello che vive di la’. Comunque é per poco, perché poi lo mandano via. Anzi, adesso é pure in galera. Ma va’? Vuoi la sua camera? Te la faccio vedere, li’ pero’ c’é il pavimento.

La porta é chiusa. Il bovino – é una bovina – infila una mano nella finestra, dal balcone, e sposta la tenda. Un tugurio, ma enorme, e col pavimento. Col pavimento! Ci mettiamo a discutere: secondo te lo portano via, il pavimento, prima di lasciare la camera?  Va be’, dico mi piace di piu’ quella di prima, Sí Sí tranquilla – bovina! – mi piace tantissimo. Poi invece quando torno a casa parcheggio la macchina, affloscio la testa fuori dal finestrino, ci penso due minuti e infine le mando un sms dicendo che mi dispiace, ma forse é meglio di No. Oh, fa lei – eri la mia prima scelta. In quel momento, dall’altra parte della strada, una ragazza si affaccia a intervalli regolari dalla finestra e chiama qualcuno, non capisco chi, ma dal tipo di nome dev’essere – lo spero per lui – al limite un gatto.   

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today after my birtday

Una serie di considerazioni a margine dell’intervista dell’anno.  

1) La prima é un senso di pena. Mica é colpa sua, in fondo. Va bene ci marcia, va bene ha un cervello-condominio di termiti; va bene va bene va bene… Ma non é colpa sua. Due genitori cosí, vorrei vedervi voi. Un amico dei genitori cosí, vorrei vedervi voi. E questo essere umano – ché sempre di essere umano si tratta – come sara’, che ne so, a trentacinque anni?    

2) I genitori, appunto. Si tratta di porzioni di cervello che hai oppure non hai. Voglio dire: tu ascolti tua figlia che starnazza di diventare attrice, con voce di palmipede irritato, imparruccata e scintillosa, e non ti accorgi che la stai rovinando? Perché non ti alzi, le dici andiamo a casa, é per il tuo bene credimi, é inutile che piangi, un giorno (riguardandoti) mi ringrazierai? Cosa succede nel tuo cervello (o cosa NON succede) per cui poi la lasci davanti alle telecamere ad immortalare per sempre la manifestazione piu’ eclatante di quella comunita’ di termiti che le hanno scavato un condominio nel cervello?   

3) Ma in Campania, cosa succede in Campania? Esiste lo stampo-Tatangelo che produce ragazzine tutte uguali, tendenti alla vecchiaia precocissima, che a diciotto anni pare ne abbiano gia’ quarantadue, che si sfilano le sopracciglia fino a farle passare attraverso la celeberrima cruna di ago, e che poi fanno le sciocchine con adulti pelati? (magari cantando canzoni napoletane?)

faccio cose

Un vento oggi in Paese Basso che non si vive.

Piove e gli oriundi attendono che passi incollati ai tronchi degli alberi. Perché poi col vento passa. Io che non sono oriundo cammino come un cretino con l’ombrello. Ma sono un cretino, e il vento cambia sempre direzione, l’ombrello si apre al contrario, e dopo aver smadonnato penso che forse era meglio aspettare incollati ai tronchi degli alberi. Scopro questa cantante che si chiama Emiliana Torrini che però è islandese. Viene qui a suonare tra poco. Non mi piace. Cioè, è brava, ma non mi piace. La mia padrona di casa si lava i capelli rossi ingelatinati nel lavandino della cucina. La mia padrona di casa mi dice che la casa è in vendita e allora fra poco devo andare via da qui. Siccome è in vendita, e siccome la mia padrona di casa è un agente immobiliare, conosce tutti i metodi per vendere la casa. La casa per essere venduta, mi spiega, deve essere quasi vuota, che pare più grande. Così mi entra in camera e mi svuota la camera, nasconde tutto, con la promessa di mettere di nuovo tutto a posto, col risultato che non trovo il mio libro di Cappelli ma trovo un vaso di fiori viola sul comodino. Che non è mio, il vaso, e lo devo restituire. Col vaso che perde terra da sotto.

La lavatrice gira. Stiro le camicie.

dicevo

Poco fa la Meisje mi raccontava quanto sarebbe bello secondo lei fare l’attrice ammirata e bravissima, che sarebbe davvero la cosa più bella del mondo, ed io le ho detto Sì certamente è vero, ma metti il caso che ti impegni e non ce la fai, come pensi di venirne a patti? Perché va benissimo dire che bisogna sempre provare sennò i rimpianti eccetera eccetera, che sennò poi ti mordi i gomiti che potevi provarci eccetera eccetera, ma ti ricordi quella comparsa in quella fiction italiana che abbiamo visto di sfuggita in televisione giù in Salento qualche giorno fa? Che recitava tutto agitato e compresso? Sì me la ricordo, ha detto lei.

Ecco, quello lì – ci ho pensato mentre andavo al bagno alzandomi dalla sedia di fronte al televisore acceso sulla fiction italiana – quello lì è lo stesso attore che faceva quella pubblicità negli anni 80 che cominciava ad uscire acqua dalle mura e dalle pareti e lui metteva un piede una mano e poi l’altra mano per bloccare l’acqua, e poi alla fine primo piano sulla sua faccia, e l’acqua che lgi esce dalle orecchie. Che eravamo piccoli – ti ricordi? – e quello gli usciva l’acqua dalle orecchie, siamo diventati grandi, e quello adesso fa la comparsa sulla fiction italiana.