tre cose veloci

Una macchina va a cadere nello stagno qui davanti a casa, dove per "qui davanti a casa" non intendo "nei pressi" o "da queste parti", ma proprio qui, fuori dalla finestra. La macchina ha fatto pluf nel fiume, e io mi chiedo quanto ancora mi serve per abituarmi a questi corsi d’acqua dappertutto, e a queste papere che in coppie la mattina attraversano la strada sculettando, a questi gabbiani ad altezza di balcone.    

Cossiga, scrivendo un libro intitolato "Gli italiani sono sempre gli altri" ha detto in una riga praticamente tutto, al punto che non ci sarebbe bisogno di aprire il libro e non ci sarebbe proprio bisogno di aggiungere altro. Facendo finta di non conoscere questo rigo rivelatore, è molto interessante il risultato di sto sondaggio secondo il quale solo il 4% degli italiani ammette di aver usufruito di una raccomandazione.   

Domani mattina si va a Parigi con la Meisje, a fare finta di essere alta società che si nutre di baguette per qualche giorno. Aprite le finestre di tanto in tanto per cambiare l’aria, mentre sono via sennò poi torno e mi assale il tanfo.

tanto per cambiare

Tanto per cambiare cerco casa. E siamo a cinque, con questa. Da settimane rispondo alle inserzioni su internet – qui non esistono volantini incollati al muro come nelle cittá universitarie italiane – ma nessuno mi risponde. Nessuno. Il mio messaggio non va bene? Sono troppo educato e formale? Ma che ne so. Decido di cambiare il messaggio, lo riformulo da assonnato e sprofondato nella poltrona mentre penso ad altro e ho una doccia in sospeso. Non rileggo quello che scrivo. Premo invio. Siccome siamo in un paese di folli, finalmente qualcuno mi risponde. Vado a rivedere cosa avevo scritto nel mio messaggio, e confermo: siamo in un paese di folli. 

Hello! my name is Raffaele. I am a graduate in Veterinary Medicine from Italy, studying and working in Utrecht. 
I am tolerant and clean, I had many experiences of living with other students and workers, in different countries and with different type of people.
I don’t make problems, I can cook dinners, I can tell stories, I can sing songs, I can stay silent, I can disappear when required, and if you call me for the room, I could also convince you that I am able to fly. Sure!
My interests are music and literature. But if you don’t like, I can also change them.
For further info, photos or anything else, just mail me! 
I really hope to hear from you soon.
Thank you.

alla fine gliel'ho detto

Alla fine gliel’ho detto al mio coinquilino gay, ecco a chi assomigli, tu sei sputato a Bon Jovi. La Meisje dice Sì, però lui anche meglio, di Bon Jovi, quello li’. Io le permetto ste considerazioni in quanto l’oggetto della discussione é apertamente gay; non lo fosse, da bravo meridionalo viulento la coricherei di mazzate e poi le applicherei al naso quegli anelli di metallo che si mettono ai buoi, senza nemmeno sterilizzare prima dell’operazione, cosi se poi ci sono delle infezioni, tanto meglio, che le rimane il ricordo ad indicarle la retta via.

ma per esempio come bisogna fare

Ma per esempio come bisogna fare con quelli che ridono tantissimo delle proprie parole? Si deve ridere? Non si deve? Voglio dire, se ridono, e tu non ridi, sembra che li odi. Tu non li odi, è solo che non ti fanno ridere. Eppure dovrebbero capirlo, visto che ti limiti a fare eh, eh, giá …e poi distogli lo sguardo. No, invece non lo capiscono. Ti raccontano banalitá  con quel tono Anvedi cosa ti Racconto, e poi invece non ti raccontano niente di che. Ridono, e verso la fine della risata, emettono pure quel suono acuto (aaaaaaahhh o iiiiiihhh) che è proprio della soddisfazione di una risata pasciuta. Quegli acuti che nelle vere risate ti manca il respiro. Loro te lo propongono giornalmente. A te è capitato tipo dieci volte in vita tua, loro te lo propongono giornalmente. 

vivere in una casa con altre otto persone

Vivere in una casa con altre otto persone significa che finisce il detersivo dei piatti e non sai bene con chi te la devi prendere. E significa anche scoprire che il sapone per le mani funziona bene uguale, se ci metti l’impegno giusto.

Bisogna sapersi adattare, come fa l’avventuriero nella tivú via cavo che cattura a mani nude il coccodrillo e lo squarta con il coltello per poi mangiarlo davanti alla telecamera, mentre la Meisje in poltrona si copre gli occhi per lo schifo. E poi significa pure scoprire gli stampini per fare i cubetti di ghiaccio a forma di cazzo conservati con cura nel mobile dei piatti.

La pioggia mi sbatte sulla faccia mentre la Meisje siede sul portapacchi e sussulta sottolineando le irregolaritá dell´asfalto. Attorno è buio e lei dice che non tornerebbe mai a casa da sola, con un buio cosí. Poi parlando di cinema, invece di dire Mereghetti dice MereNghetti (ma come sbagliato! è tutta la vita che dico cosí!) ed io piú tardi, poco prima di dormire le chiederó se non è per colpa del parco africano del Serengeti, che si è confusa in questo modo. Lei dice ma figurati, quante volte si puó aver ascoltato la parola Serengeti, in una vita? Due volte? Quattro? Le dico per quanto mi riguarda, io ci sono cresciuto, con le zebre del Serengeti, anni e anni prima di sapere del Mereghetti. Lavorare sui propri spigoli per smussarli è un lavoro lungo, ma poi lo spigolo smussato su cui puoi fare appoggiare un´altra persona senza farle del male sarebbe una conquista, non credi? Io credo di Sí, pure se non te lo dico, e pure se non me lo ripeto abbastanza spesso.