già, il V-day

Trascorso qualche giorno dal V-Day di Grillo, senza stare a dire IoSonoAFavore o IoSonoContro – che non mi sembra il caso e non mi pare neanche interessante – l’idea che mi sono fatto di questa grande manifestazione che tra l’altro ho incontrato per caso mentre scarpinavo per Bologna, è quella di un enorme massa di persone che si muovono eccitate seguendo un credo che potrebbe essere riassunto con qualcosa del tipo “Noi Siamo la Parte Migliore di Questo Paese di Merda” dove la voglia di essere parte migliore – e di raccontarla in giro, questa appartenenza, e di farla vedere – sembra sorpassare di molto la voglia di migliorarlo davvero, il suddetto paese di merda.

Questo in linea generale, e con le dovute eccezioni, sia chiaro.

ma quanto fa

ma quanto fa Bronx cercare di notte un parcheggio per la tua macchina, e il parcheggio non trovarlo per mezzora, e poi finalmente trovarlo in un luogo buio e tetro, aprire la portiera sui cocci rotti di una bottiglia di birra e due metri più in là scovare una prostituta nigeriana – di quelle coi capelli come fili di rame – che seduta sul marciapiede si prende una pausa dal lavoro sfumacchiando una sigaretta?

mh?

come

Come si aprono le noci quando sei sprovvisto di uno schiaccianoci? Le noci non si aprono e basta, ho concluso. Ho provato a schiacciarle con la caffettiera sul tavolo, ma ho rischiato di spaccare il tavolo. Ho provato a schiacciarle a due a due con le mani, ma ho rischiato di spaccarmi le mani. Ho cercato consigli sul webbe, e il webbe non mi ha convinto per nulla. Poi ho provato ad aprirle con un enorme pinza metallica – e qui credevo davvero di aver partorito l’idea geniale – ma ho scoperto che le noci pressate dalla pinza semplicemente esplodono. Puf! e vai a raccogliere i cocci della noce sulle mattonelle del balcone. Anzi, meglio: Scrunc! (e vai a raccogliere i cocci eccetera eccetera).

indossare i pantaloni al giorno d'oggi

I giovani sbarbati di tendenza indossano i pantaloni calandoli giù fino a lasciare scoperte buona parte delle natiche. Il bordo dei jeans taglia per metà le mutande, e le chiappe restano di fuori nella loro porzione superiore. Ormai è così, portiamo pazienza. Le chiappe dei giovani sbarbati di tendenza –  restando scoperte  – vengono generalmente rivestite da mutande linde, di tessuto pregiato e magari anche firmate. Non me ne sono accorto solo io, giusto? Questa è la tendenza, prendiamone atto. Qui non si tratta di fare lo scoop, di dire se è bello o non è bello. Qui si tratta solo di una presa d’atto. Di una notifica. Di una certificazione. Come si portano i pantaloni nel 2007? Scesi a metà mutanda.

Benissimo.

Ora, la questione è:  posso io prescindere da questa tendenza generale? Posso io remare contro questa predisposizione dell’intera collettività giovincella? Posso io, di fronte a tutto ciò, fare finta di nulla? Posso io ignorare il popolo dei giovani d’oggi e restare impassibile davanti a questa armata di giovinetti col culo di fuori?

Eh, posso?

La risposta è: non lo so. Voglio dire, la tendenza generale sarebbe quella di ignorare il popolo sbarbatello in ogni sua manifestazione. Del resto, incontrare un giovinetto con le mutande all’aria mi provoca un senso di fastidio istantaneo, oltre al pensiero incombente “se fossi tuo padre, col cacchio che ti farei scendere per strada coi pantaloni calati!”. Il punto però è: non sono affatto suo padre. Il punto è anche un altro: non sono neanche un pischello sbarbato. Io sono da qualche parte nel mezzo, sperduto in un punto indefinito fra il pischello e suo padre. Sono lì, da qualche parte.

Da ciò consegue che.

Da ciò consegue che io con le natiche scoperte non uscirei mai di casa. Questo è certo. D’altra parte, se provo a tirarmi su i pantaloni a coprire tutte le mutande fino quasi ad altezza ombelico, sento che ciò non va bene, che qualcosa non va, che sono troppo fuori dal mio tempo, con derive alla Steve Urkel. Diventa una questione sociologica, non so se mi spiego. Non voglio essere troppo fuori dal mio tempo. Allora va a finire che i jeans vengono tirati un po’ in giù. Leggermente. Senza dare nell’occhio. Per stare un po’ qua e un po’ di là. Un po’ pischello e un po’ No.

Disclaimer: questa politica del compromesso col mondo pischello giovanile non è da attuarsi – come già dichiarato in passato – al fenomeno del telefono cellulare appeso al collo.

festivalbrrr

Il presentatore Silvestrin – quello tempo fa che conduceva Brand New su Mtv chiacchierando di musica rock alternativa sprofondato in un divano sdrucito – è comparso poco fa sul palco indossando una maglietta della Corona’s. Il sottoscritto, che nel ‘92 registrò alcune puntate del Festivalbar e rivide la cassetta tante e tante volte, nei tempi che a casa non avevo neanche un disco, adesso si sente come uno che ha fatto una cosa di cui vergognarsi ma lo ha scoperto solo adesso dopo tanto tempo, come essere stato scoperto coi pantaloni calati al centro di una festa di compleanno e averlo capito solo ora – per fare un esempio – o come essersi fatto la cacca addosso il giorno della prima comunione e averlo saputo solo oggi – per fare un altro esempio – e non so se si capisce la sensazione.

Sono a Bologna, valigie ancora da aprire.

appena prima di partire

I dialoghi delle signorotte anzianotte che si lamentano dei malanni fisici seguono sempre gli stessi schemi, si lamentano con la mano posata sui lombi e dicono sempre le stesse cose, e di certo non mi metto io a scriverci su, delle signorotte che si rimbalzano verbalmente i malanni, di questo argomento che più volte ha salvato cabarettisti con improvvisi vuoti di fantasia. Anche le signorotte locali si rifugiano in questi argomenti con sommo godimento – riflettevo stamattina all’uscita da un ufficio postale – con la differenza che il più famoso SignoraMia – che pure qui viene usato qualche volta – viene sostituito dal tipico CummareMia o dal più semplice Signò; il verbo Essere invece viene spesso ignorato a favore del più comune Stare. Per cui ne deriva: 

– CummareMia come sto gonfia.

Oppure:

– CummareMia come sto allergica.

Quello che mi sfugge è il momento esatto, l’istante in cui da persona lucida e razionale ci si trasforma improvvisamente (o gradualmente? bah!) in esseri cerebralmente svaniti che parlano confusamente e a ruota libera. Quello che mi sfugge è se ste signore che vedo con la busta di plastica ripiena di cicorie sono sempre state così o se un bel giorno le loro sinapsi si sono attorcigliate autonomamente fra di loro lasciandole inebetite da questa lobotomia repentina. Uno ste cose se le chiede, perché a 60 anni la demenza senile dovrebbe essere ancora solo un’ipotesi. E però, poi, sulla porta dell’ufficio postale:

Signò come sto gonfia. Che il dottore mi dice, mi dice che sto allergica, che sto allergica a tutto, a tutto Cummare mia, a tutto, che il dottore mi dice che sto allergica ai medicinali, al cibo, alla verdura, al cibo, agli antibiotici, alla verdura, alla salame, ai medicinali, al cibo. Che sto allergica, sto allergica.

(teste che annuiscono con smorfie di dolore e frasi ripetute allo spasimo, mentre i concetti di insieme e sottoinsieme imparati alle elementari si sbriciolano lentamente) 

Che uno arriva a pensare che la causa di tutto ciò sia l’aria che si respira, che forse una causa potrebbe essere l’atmosfera pesante, l’atmosfera carica di troppa umidità a determinare sti effetti. Che poi uno per strada rivede all’improvviso un compagno di scuola delle elementari, e lo sbircia per un secondo al ciglio della strada praticamente trasformato in un vecchio ingobbito e spelacchiato – eppure c’ha la tua stessa età, rifletti  – e davvero cominci a pensare che sia tutta una questione di umidità e pressione atmosferica, tutta una questione di parametri idrometrici e percentuali di gas nell’aria, per cui ti affretti a tirare su il vetro della macchina e ad accendere l’aria confezionata. 

E poi correre a casa a fare la valigia che domani si torna a Bologna.

tipo aprire un negozio di fiorellini in olanda

col passare del tempo le mie idee sul prossimo futuro lavorativoformativo si fanno sempre più intricate e confuse. Le persone che incontri – quegli adulti che decenni fa vinsero concorsi pubblici – arrivano addirittura a chiederti Ma a Te Cosa Piacerebbe Fare? Ma Tipo Cos’è che Avresti Voglia di Fare? e tu il cosa Ti Piacerebbe fino a questo momento non lo avevi considerato minimamente, al limite avevi considerato il Cosa Posso Fare, il Cosa Potrei, per non parlare del più scarno Faccio Quello Che Trovo, con la variante Quello Che Trovo Mi Prendo. Tra tutte le opzioni possibili, quella di scegliere qualcosa che magari ti piace, non l’avevi per nulla presa in considerazione.

Ma proprio per nulla.

Poi, mentre stai pensando a tutte ste menate del Prendere e Fare, ti arriva una telefonata dell’amico neoccupato precario Bollo, che da Bologna sta partendo in autostrada alla volta della Slovenia, e ti informa che il piano A di questa sua trasferta – per quanto lo riguarda – sarebbe di tirare dritto dritto fino a Budapest, qui vendere la Punto dei suoi genitori al primo che capita, e coi soldi ricavati cercare di sopravvivere nell’Est europeo per qualche mese, in attesa di ispirazioni per il futuro a venire. Solo che – mi spiega – crede di non avere le palle per mettere in atto tutto ciò, e quindi probabilmente dopo qualche giorno a Lubiana tornerà in Italia a lavorare in quel suo lavoro che come privilegio gli pagano i pranzi in giro per la provincia Bolognese – se lui ricorda di conservare lo scontrino – e che una volta per questo privilegio mi feci offrire un panino da quattro euro in un baretto sotto i portici.

che a questo punto – mi viene da pensare – allora io me ne scappo in Olanda e apro un negozio di fiorellini per le signore grasse che vanno a fare la spesa. Un negozietto di fiori particolari con la bicicletta parcheggiata appena fuori, un negozietto con le pareti colorate di tinte accese, tipo arancione scuro e verde pisello tendente al cetriolo. Ecco, questo forse potrebbe rientrare nel Cosa Mi Piacerebbe Fare, per dire un cosa. Una bottega di fiori con lavanderia a gettoni annessa, per fare un esempio. Anzi No, una bella bottega di tulipani con pizzeria al taglio annessa. Anzi No, l’amico neoccupato precario Bollo mi dice che pizzeria al taglio forse è meglio di No, che le pizzerie alla fine sono sempre in mano alla mafia, pure in Olanda. Allora un negozietto di fiori e caramelle con lavanderia a gettoni annessa. Col pesce rosso sul bancone. La bicicletta parcheggiata fuori al negozietto, una bicicletta col campanello che fa drin drin e che non hai bisogno di catena e lucchetto per lasciarla appoggiata al muro. Facciamo che per adesso questo lo battezziamo piano A, poi dopo si vedrà.