sabato e domenica

Con uno sbadiglio esagerato ho sentito la mia mandibola scricchiolare e sono rimasto per qualche secondo con la bocca aperta. Ho ancora male.  

I treni olandesi partono in orario e arrivano in orario, però nonostante questa precisione si fanno comunque prendere sbagliati, e io ieri l’ho preso sbagliato – per esempio – e mi stavo facendo trasportare in luoghi che non so e che non volevo sapere. Ho smadonnato in italiano soffiando sui vetri, il mio vicino di treno ha sicuramente imparato qualche parola truce nella mia lingua, durante i quaranta minuti che siamo stati seduti assieme. Ho aperto il computer e per far passare il tempo ho visto il finale di 8 e ½ che dicono essere uno dei più grandi film di Fellini. Io sono ancora perplesso, ma con la mia cinefilia ritardata preferisco non esprimere giudizi. 

Ho trascorso una domenica a farmi prendere a schiaffi dal vento, nella nuova città della Signorina. Lei ha trovato casa, finalmente, e ha trovato una bella casa, con tanto di giardinetto per nani fornito di rose già sbocciate e di i gabbiani che si posano sul tetto. E l’altalena appena fuori dalla porta. E un canale navigabile con le barchette parcheggiate appena dietro l’angolo. E i cigni che ti guardano in cignesco dal bordo dell’acqua. Che poi capiamoci, i cigni: non una papera, i cigni. Tantissimi cigni. Che io vorrei fermare il primo che passa e dire: dì la verità, tu che lo sai, questo è un Truman Show e i cigni li avete messi apposta perchè sapevate che stavamo per arrivare. Dì la verità. Dimmi dov’è la telecamera. Dimmi dove devo guardare. Giochiamo a pubblicizzare la nuova varietà di Coca Cola? Guardo in camera e sorrido, ma dimmi dove devo guardare. E poi quando vado via dove li mettete tutti sti cigni? Voglio dire, scappano via se non li chiudete, no? No? Dimmi la verità.

Poi mi ha pure permesso di entrare nel suo hotel a cento stelle con i salotti in pelliccia di orso bruno e Sara Ferguson alla reception. Ho rubato la colazione e ho guardato case da milioni di dollari appena fuori la finestra. C’avevano i pacchettini mono dose di cereali al cioccolato. E tutto lo yogurt del mondo affondato nel ghiaccio. E fuori, di nuovo i gabbiani. Gliel’ho pure detto, alla signorina: prova a non ridere, vediamo se ci riesci. Vediamo se – contenta come sei in questo momento – riesci a non ridere. Non ce l’ha fatta. E adesso vediamo se riesci a ridere di più. E non c’è riuscita. Ferma immobile sul massimo possibile del sorriso, impossibile da smuovere.  Io a colazione ho mangiato troppi donuts al cioccolato con il succo d’arancia.

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