ho trascorso gli ultimi quattro giorni

Ho trascorso gli ultimi quattro giorni ad un congresso di capoccioni scientifici ad Amsterdam. Io non c’entravo quasi nulla lì dentro, ero solo stato invitato dal capo, e allora ci sono andato. Certe volte penso che va bene il contesto internazionale interessante, però poi tutta questa internazionalità – soprattutto prolungata per quattro giorni di fila – finisce anche per farmi venire la nausea. Se vedo un altro giapponese io stamattina potrei anche vomitare. Sti giapponesi che si addormentano durante i convegni e fanno le fotografie a tutte le cose come nei film che prendono per il culo i giapponesi. Sti benedetti giapponesi, che insomma capiamoci, vengono dal Giappone, mica dal paese qui dietro l’angolo: intraprendono sti viaggi lunghissimi e poi si svegliano presto in albergo per venire in tempo al convegno, e poi una volta seduti in poltrona si addormentano. Che ti verrebbe da infilargli la penna nelle orecchie. Cazzo dormi, che vieni dal Giappone?                             

Eppoi noi tutti delegati – che c’avevo scritto delegato pure io di fianco al mio nome – siamo stati caricati su di un battello che ha attraversato lentamente tutti i canali di Amsterdam. Uno spettacolo. Le case galleggianti, le papere coi pulcini di papera. Ci hanno riempito di pessimo vino bianco sudamericano e io ho ho preso a fiorellate la mia collega che non riusciva ad aspettare che il battello si fermasse per accendersi la sigaretta. Le fiorellate sarebbero i colpi con i fiori sulla fronte, perchè avevamo tutti un crisantemo in regalo sul nostro banchetto del battello. Anzi non erano crisantemi, erano gerbere, io li confondo sempre.                    

E poi ci hanno scaricato in un capannone enorme con un palco per concerto, e c’era una cena organizzata con così tanto cibo che non sono riuscito nemmeno a guardarlo tutto. Non mi andava di scegliere. E poi c’era il toro di quelli che fanno le sfide alla televisone che inizia a roteare e si deve cercare di non cadere, e poi donne vestite in stile ottocentesco con le parrucche bianche, e una signorina che distribuiva gelati travestita pure lei da cono gelato. Una palla di ferro che scendeva dal soffitto, si apriva e dentro c’era una signorina vestita di bianco che cantava sospesa nel vuoto. E camerieri che continuavano a portare da bere, ed io che in tutto quel cibo ho deciso di darmi alle pannocchie di granoturco lesse senza sosta, che per me terrone sono una fra le cose più esotiche che esistono.              

In tutto questo casino ho pensato che sei mesi fa non conoscevo nessuna delle persone con cui oggi parlo ogni giorno, eppure queste persone con cui parlo ogni giorno sarebbero la mia vita di adesso. L’ho spiegato alla collega, e lei mi ha guardato strano. Gliel’ho spiegato: il battello che va in giro per Amsterdam, le palline di gelato, e tutte queste facce, e questi giapponesi. E queste novita’. Non ha capito. Il punto è che le cose cambiano, e ad una velocità tale che se fra sei mesi dovesse cambiare tutto a questa velocità allora potrei aspettare di trovarmi dappertutto, anche a prendere un caffè da un mio amico calzolaio di Praga. Perchè capiamoci, io non ci sono mai stato, a Praga. Ma se va avanti così potrei diventare anche il sindaco di Praga. Oppure qualcos’altro. Vai a capire cosa.

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12 thoughts on “ho trascorso gli ultimi quattro giorni

  1. E’ sempre un piacere leggerti, soprattutto un post come questo. Anche io non credevo che la vita potesse cambiare in fretta, fino a che anche la mia si è rivoluzionata completamente. Un abbraccio,

    Deb

  2. mamma mia rafaeli..
    l’avresti mai detto tutto questo due anni fa, quando ancora te ne giravi per monaco? :) che bello però. quando le cose cambiano in questa direzione.
    sandra

  3. Rafaeli, che eri un grande l’avevo già scoperto leggendo un sacco del tuo blog divertentissimo, ma ne ho avuta la conferma quando ho visto un tuo commento ad un recente post della pulsatilla nel quale gettavi ombre sulla sua improvvisa e assidua ricomparsa nel blog che, casualmente, viaggia di pari passo con l’uscita del suo nuovo libro.
    Ho troppo, ma troppissimo, pensato la stessa cosa.
    Te lo volevo assolutamente dire anche se, con ogni probabilità, non te ne frega una minchia.

    a presto.
    manukag

  4. squagghia:
    ei tu!

    porporinah:
    che tipo di cambiamento?

    sandra:
    in un certo senso tutto e’ cominciato da monaco. Non ci fosse stato monaco, adesso non sarei qui.

    manukag:
    eh, ma come vedi ha chiarito.

    erbasalvia:
    certo che e’ bello, e santiddio pensalo pure tu!

    pulsatilla:
    risposta plausibile, e grazie, anche.

  5. Già.
    Nonostante io lei non la conosca neanche, mi sento come quando, ahimé piu’ di una volta, ho pensato male di un’amica per qualcosa che aveva fatto e poi questa mi ha fornito una spiegazione che non solo era esaustiva, ma era anche in grado di farmi sentire una facilona-sputasentenze.
    Purtroppo io non posso commentare il suo blog, per cui… pulsatilla, nel caso ripassassi di qua, mi spiace.
    E comunque non voleva essere un’offesa gratuita di quelle che ogni tanto ti arrivano. Io ti leggo sempre e mi sei sempre piaciuta. Mi è venuto un dubbio perchè sono un malizioso genio del male. Ariscusa, ciao pulstatilla, ciao rafaeli, cari saluti! :)

    manukag-facilona-sputasentenze

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