una serie di problemi

Il problema del Prosecco è che talvolta incontri qualcuno che lo chiama Prosecchino. Perché io non è che sarei contrario – in linee generali – al concetto di Prosecco. Però se incontro qualcuno che dice: “Cameriere, un Prosecchino” oppure “Ci facciamo un Prosecchino?” oppure “Dai che ci spariamo un Prosecchino” ecco, io poi non lo so cosa pensare.

E questa del Prosecchino la annoveriamo fra le problematiche del lombardo-veneto.

Perché stavo elencando mentalmente le varie problematiche del lombardo veneto – l’altra sera mentre ero a cena in questo ristorante sciccoso sul lago di Garda – e avevo fra le mani un bicchiere di un liquido rosso arancione che mi avevano assicurato essere alcolico. Non ne ero molto sicuro, di questa sua alcolicità, ed ho continuato a chiedere rassicurazioni in giro alla festeggiata, alla cameriera, all’amica Xxxna mia compagna di viaggio, agli altri invitati lombardi-veneti. Quando la cameriera si è distratta un momento, ho preso possesso del ciotolone con all’interno ettolitri di liquido rosso-arancione ed ho provato a versarlo da solo nel mio bicchiere. Mi sono sbrodolato tutto il liquido rosso arancione sulle mani e la cameriera è tornata di corsa a togliermi il mestolone (“io sono qua apposta, lo sa?”) e poi con la mano sbrodolata ho continuato a chiedere in giro ad altri invitati se sta cosa rosso arancione era davvero alcolica oppure No. Un invitato abbronzantissimo mi ha detto qualcosa del tipo: “Figa! Certo che è alcolico!” oppure “E’ alcolico, certo, Figa!” oppure  “Stai tranquillo che è alcolico, Figa!”.

Perché questa cosa del “Figa!” è un’altra problematica scottante del lombardo-veneto.

Fra le altre problematiche scottanti del lombardo-veneto (a cui talvolta si associa pure l’Emilia) c’è il nomignolo “Vecchio” utilizzato per i maschietti (“Hey, Vecchio, ci facciamo un prosecchino?”) e il vezzeggiativo Stella per le femminucce, che poi si stira fino a diventare Stèla ( Uè, Stèla, ti va un prosecchino?”). Poi per fortuna c’è una problematica che accomuna tutta l’Italia, nord e sud est e ovest, che è quella problematica garibaldina del richiamo al cameriere (“Cameriere! Cameriere! Venga qui un attimino!”) (“Cameriere dov’è il bagno?”) che io non ce la farei mai, ché mi immedesimo troppo nel cameriere – pur non avendo mai lavorato come cameriere – e se possibile vorrei fare le cose al posto loro, se mi dicono dove andare a prendere i piatti in cucina ci vado io al posto loro, se vogliono i piatti sporchi li riporto indietro io, ché farmi servire da un cameriere mi mette ogni volta in un imbarazzo terribile, a vedere come sanno tenere in mano dieci piatti senza farli cadere, e come certe persone godono nel chiedere, nel pretendere le cose ai camerieri, nel lamentarsi, nell’interrogare i camerieri sui vini disponibili, nel considerarli persone invisibili – i camerieri – quando invece i camerieri c’hanno sempre ste facce particolari che ti chiedi chissà quale parabola della vita gli ha portati a fare i camerieri, e chissà cosa fanno quando non sono vestiti da pinguini, e chissà se ogni tanto ci vanno pure loro al ristorante.

Ma dicevo, la festa, che perdo sempre il filo del discorso.

Non mi va di parlare della festa, anche perché ad un certo punto mi sono reso conto che avevo mangiato troppo, e sulla sedia ho messo la panza ad angolo di quarantacinque gradi rispetto al pavimento, con le dita intrecciate sulla testa. I giovani invitati ballavano la musica dance, mentre io li osservavo con le dita intrecciate sulla testa, e mentre dai vetri delle finestre si potevano vedere le luci sul lago, e le luci sul lago a quell’ora della notte erano bellissime. Solo che avevo mangiato troppo. E i giovani invitati lombardo-veneti ballavano la musica dance.

Avevo voglia di andare via per un paio d’ore, ma questo non si può fare alle feste, non sta bene. Certe volte penso che bisogna prendere le cose con più leggerezza. La gente ti consiglia di prendere le cose con più leggerezza. Ti dicono: ti stai laureando? Sei preoccupato? Non ti devi preoccupare, devi prendere le cose con più leggerezza. Non ho idea cosa voglia dire tutto questo, però vedendo i giovani invitati lombardo-veneti che ballavano una canzone che diceva “bomba! un movimento sensuale, bomba! una mano alla cabeza!” e che si portavano per davvero la mano alla cabeza, ho pensato che quello poteva essere un modo – fra i tanti – di prendere le cose con più leggerezza.

Sono andato alla macchina, mi sono steso nel sedile posteriore, mi sono avvolto nella coperta che mi ero portato dietro per dormire nella casa sul lago della gentilissima festeggiata – nella stupenda campagna rigogliosa di verde e di api giganti della provincia bresciana che ho scoperto mi piace davvero tanto – e mi sono addormentato.

Mi hanno svegliato verso le tre con un paio di manate ben assestate sulla portiera.

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18 thoughts on “una serie di problemi

  1. oltre che coi camerieri, a me capita lo stesso nei negozi con commessi/e: mi secca chiedere cose, vederli disfare e ripiegare capi da propormi.
    soprattutto se poi non prendo nulla.
    mi sento in colpa.

    ciao, complimenti per il blog!

  2. Prima (quando studiavo) la pensavo come te sui camerieri/commessi.
    Cercavo di chiedere il meno possibile, e mancava poco che portavo i piatti sporchi in cucina al posto loro.
    Adesso che lavoro anch’io ho capito tante cose, e, credimi: è giusto che soddisfino tutte le richieste del cliente (fatte con la dovuta educazione).
    Del resto non credo che nessuno mai abbia costretto con la forza qualcuno a diventare cameriere, no?

    v41eri4

  3. Ah ah, attenzione alle differenze tra studenti e lavoratori che è facile essere fraintesi, lo dico per esperienza. Capisco il tuo imbarazzo nei confronti dei camerieri, ma nella vita ci sono dei ruoli, e ognuno ricopre il suo, io non credo che loro vivano così male il fatto che a gente gli chieda tuttecose…forse sono più scontentni di come vengono pagati per farlo….

  4. A me piace ancora l’odore della carta e dell’inchiostro (sono una nostalgica delle vecchie lettere, ahimé), ma devo ammettere che anche il mondo virtuale del blog, a volte, può riservare delle sorprese piacevoli. Grazie a Baccassino anch’io da qualche settimana sono capitata per caso in ‘casa Rafeli’. Il nome ‘Rafeli’ non lasciava dubbi sulle ‘origini salentine’ del blogger, e poi molti altri ‘indizi’…
    C’ho pensato un po’. Gli scrivo o non gli scrivo?.. non so se gradirà, ma gli scrivo! Se non altro per un saluto.
    Complimenti per il blog, davvero. Ironia, sottile umorismo e una leggera malinconia che parla anche un po’ di me. Molto bello.
    So che stai per laurearti. Me lo avevi accennato l’ultima volta che ci siamo visti. Una fredda e umida notte di dicembre.
    Quindi… in bocca al lupo!
    E buona Primavera :) (quaggiù sembra si sia decisa ad arrivare, finalmente!)
    Un abbraccio

    Mariangela

  5. e il cafferino?
    e la tatina?
    e il macchinone?
    (io con bomba non ce l’avrei fatta, davvero, non ce l’avrei fatta. Sarò pesnate, ma vorrei veder sparire lei e tutti quelli che sciabordano per ballarla. sono pesante, lo so, lo so lo so

  6. io che dal salento sono costretto a vivere qui in padania vedo nell’intercalare da parte del lombardo tipo la parola “figa” ogni tre per due come l’emblema della nostra diversità.
    Il salentino tipo, infatti, ogni tre per due, intercala la parola “cazzo”.

  7. QUESTI NON SONO PROBLEMI,QUESTI SONO DISCORSI FRIVOLI SU BASI APPARENTEMENTE VERE CHE FANNO DIVERTIRE CHI SCRIVE E SORRIDERE CHI LEGGE.CIAO RENZI.

  8. Jacopinho:
    la differenza è che i commessi sono più fastidiosi, i camerieri quasi mai.

    v41eri4:
    Sì, certo, lo scelgono da bambini, di fare i camerieri.

    ladymorgana78:
    ehm, prego!

    mariangela:
    benvenuta, certo che gradisco.

    mauroangelo:
    sempre meglio intercalare per cazzi, direi.

    renzi:
    Esatto. E la terra gira intorno al sole, lo sapevi?

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