il tempo delle pesche sciroppate

Trilla il telefonino di questa bimba-quasi-ragazza seduta di fianco a me, e lei risponde tutta trafelata portandosi all’orecchio sto cellulare da cui pende impiccato un dolcissimo Vinnie the Pooh.  

(Avvertenze: nella parlata bolognese la C diventa spesso una Z e la Z diventa spesso una S)

“nooooo! Lory dai casso finalmente mi hai chiamata che questa te la devo proprio raccontare! Nooo, Lory, zioè, sono troppo nella merda, sono troppo una sfigata. Zioè , non puoi capire quanta sfiga. Tutta sopra di me la sfiga, Lory. Zioè non puoi capire, capito? Zioè del tipo che eravamo al Zinema a vedere il Da Vinzi…ma sì il film, quello la’. Vabe’ ma che ti frega, io non ne ho capito un casso, ma comunque. Zioè lui mi aveva detto andiamo, ed io ho detto Zerto, mica so’ scema. Ma comunque. E a parte tutto, quant’è bono. Vabè, ma gia lo sai. Insomma, zioè, no, del tipo che poi usciamo e poi lui mi dice andiamo di la’ . E insomma, No, guarda, senti che sfiga, cioè Lory, non puoi capire, ho cercato di raccontarla pure a Marty sta storia, ma lei su Messenzer non ci capisce un casso, è troppo fuori quella lì, non riesce neanche a scrivere sul Pizzì.  E insomma poi dopo lui mi ha “mmmmmh!”. Zioè, hai capito?!? Non hai capito? Ma come non hai capito?!? Dai non fare la stronza che non lo posso dire qui, che mi sentono tutti. Insomma, dietro al Zine lui mi ha “mmmmmh!”. Ma dai, ma sei fuori, ma non hai capito? Vabbè, insomma,  ha zercato di baciarmi! Casso Lory ti rendi conto? Zioè ma tu hai presente la sfiga? Ecco, io sono nella merda, in pratica. Cioè, lui mi ha baciato, ed io pensavo Ma quanto è bono, e insomma in pratica io c’avevo la zicless in bocca!  Zioè, ci sono rimasta troppo male, e lui pure, ed io pure. Zioè ti rendi conto? Zioè, casso che sfiga, la zicless!” 

 (Avvertenze: di questi emiliani con la Zeta che diventa Esse io ci salvo solo Samuele Bersani, di tutti gli altri ci faccio volentieri un gran rogo come si faceva per gli eretici, dove in cima ci metto il cantante degli Stadio e uso come torcia i rastoni gialli di Ballo dei Luna Pop )

E poi niente, a parte questo , un pomeriggio di fine settimana come gli altri, con i pakistani sulle porte dei loro minimarket che aspettano di venderti la loro birretta low cost e intanto, se non c’hanno clienti, li vedi che sembrano lucertole sul muro che prendono il sole. Anche se il sole sotto i portici non arriva.

Torno a casa ed alla Tivvù –manco a farlo apposta – passa la pubblicità de Il Tempo delle Mele, con quella colonna sonora strappa lacrime e strappa tutto, che io già la prima volta che ho visto sto film – ed ero praticamente un bambino – per via di questa colonna sonora già mi sentivo un cinquantenne che andava indietro con la memoria a ricordare i bei tempi andati della gioventù. Avevo manco dodici anni e per colpa di sto film ero già vittima di fitte nostalgiche terribili, che già mi sentivo come se la mia giovinezza fosse volata via tutta, ed alle feste delle medie ci andavo con lo sguardo triste e compassato di chi ha visto tutto, fatto tutto, vissuto tutto.

Con la camicia abbottonata fino all’ultimo bottone, ci andavo io a queste feste qui.

E nel film c’era questa Sophie Marceau che per buona parte del film era davanti alla telecamera con lo sguardo perso nel vuoto, col broncio, un tipo di broncio che per me, il dodicenne come ero io ai tempi, era un bellissimo broncio.

Non l’ho rivista per anni , Sophie Marceau.

Poi un giorno me la ritrovo cresciuta d’un botto, sulla copertina di un settimanale, in una foto dove questa adultissima Sophie era contenuta in un vestitino del tipo Vedo Non Vedo ma soprattutto Vedo. Ricordo che rimasi tutta la sera ad ammirare la Sophie di carta, a pensare come fare per crescere in fretta, trovare un lavoro decente, e volare in Francia a trovare Sophie ( che nel frattempo non sarebbe dovuta invecchiare) e convincerla a sposarmi. Ricordo che la prima volta che feci un progetto assurdo di questo tipo fu a causa di una certa Dolphine Forest, protagonista de Il Castello con Quaranta Cani, film che andai a vedere ai tempi delle elementari, con tutta la mia scuola, e chissà perché andammo a vederlo, sto film,  che di educativo non c’aveva un casso, sarà forse stato per qualche mazzetta del titolare del cinema versata sotto banco al preside della mia scuola di pirla col grembiulino blu.

Ma comunque: Sophie, Dolphine, tutte francesi, tutte col PH che invece si dice effe.

Poi dopo crescendo le ho scoperte di persona, le francesi, ed ho scoperto che le francesi c’hanno pure i loro effetti collaterali, tipo che siccome la Gillette è francese, allora forse per spirito patriottico tendono a radersi le gambe sotto la doccia invece di una sacrosanta ceretta.

Nonostante questo però – e nonostante il mio Ormone notoriamente storto di questi tempi – se dovesse per caso bussare alla mia porta una Sophie Marceu anche non più freschissima, e col suo accento francese tutto pieno di erre mosce e di accenti sull’ultima vocale,  dovesse chiedermi: “Ou, Rafelì , ho finito la scipollà per cuscinarè, avresti per caso…”   a quel punto io con le mani tra i capelli esclamerei  Madò, Non è Possibile  ( anzi:  Madeaux, non è possibile) e le direi certamente:

- Ma certo Madam , cercheremo di trovarla sta cipolla, faremo il possibile. Ma intanto cosa fai lì sulla porta, entra! –   

E se pure la cipolla non l’avessi avuta, per Sophie una cipolla sarei stato capace di costruirla.

Eccheddiamine.

Oui.

Come McGiver faceva le bombe con una torcia tascabile e un po’ di detersivo, io avrei preso un pezzo di carota e un frollino del Mulino Bianco, e magari se mi fossi impegnato una cipolla  l’avrei tirata fuori.

Questo e altro, per Sophie.

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15 thoughts on “il tempo delle pesche sciroppate

  1. Avrei visto un “madot”, un “madeau”, ma trovo alquanto intereressante il plurale “madeaux”.

    (perché secondo te le italiane tutte la cerettta si fanno?)

    =(toh, ti ho fatto un’inversione del verbo a fine frase, in ricordo dei bei tempi in crucconia, eh?)

  2. Se un giorno vedrete un Winnie the pooh impiccato al mio cellulare, per favore, sopprimetemi.

    E comunque ricordo anch’io qualche ora di lezione, al liceo, spesa a sviluppare con la mia compagna di banco una teoria su come fare in caso di chewing gum in bocca al momento cruciale.
    Lei il primo bacio l’aveva dato così, e anche con l’apparecchio.
    Io la ammiravo un casino, per questo.

    PS: Io uso il silkepil, se questo era un sondaggio.

  3. dio bò..noto con felicità che non siamo così pochi sotto le due torri a detestare la pronunssia autoctona,ad ascoltare belleandsebastian ed essere stati innamorati della stessa tipa francese..mettici pure l’ormone storto, và, che me ne ero scordato..
    P.S. la partòt però valeva la pena in un pomeriggio di fine sett come gli altri o no?

  4. McGiver….. mi piaceva da matti…..
    io, che ho tremiliardi di difetti, ma per non so quale caso, non sono pelosa, uso la gillette…. eccheccevoifà….un’italiana c’era….eccomi

  5. vedo che la cosa della ceretta ti ha messo tutte le tue fans contro, per cui non mi ci metto neanche, a tirarti matto.

    bellissima quella cosa, di te 12enne che ti vedi 50enne per colpa del tempo delle mele. hai descritto perfettamente la situazione, che conosco bene perché anche io l’ho vissuta.

  6. io la adoro, quella parlata. ci sbavicchio sopra.
    se avessi potuto mi sarei messa la voce del tuttofare bulognès come suoneria del cellulare.
    altro che VinnieS impiccati.

  7. ah la sofì marsò. la ricordo sulla copertina di un noto settimanale, seduta su una montagna di mele verdi. tutti sognavamo una figa come lei. compreso me. come stavo messo bene.

    comunque non tutti i bolognesi parlano così. esiste anche la esce trascicata, e la z in cazzo io l’ho sempre pronuniciata, anche prima del mio processo di romanizzazione, cio’.

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