ma come fan presto, amore, ad appassire le rose

Io e Lei abbiamo mischiato il nostro sudore per tre anni.

Ci siamo attorcigliati e abbiamo detto alle nostre epidermidi: fate, fate pure.

Fate, per tre anni.

Poi un giorno è finita, e il cielo è diventato viola. C’è stato un momento che non si poteva più tornare indietro. Sono stato seduto lì al tavolo col mio dolore, io e lui seduti uno di fronte all’altro, e ci siamo conosciuti meglio. Io e il mio dolore. Fuori dalla finestra il cielo è rimasto viola per lunghi mesi. Certe volte capisci bene come un mese sia fatto soprattutto di lunghe notti.

Siamo stati insieme tre anni, mica tre giorni, io e Lei. Poi invece niente più. Dopo, quando si è consumato il dolore, si è formata una grossa cicatrice, e lo sai come sono di solito le cicatrici, sono una cosa che non fa più male, eppure non le puoi nascondere. La cicatrice rimane lì. Lo vedi benissimo che sta ancora lì.

Io e Lei adesso non siamo più niente. Anzi, siamo amici, che poi per queste cose è come dire che siamo niente. E va bene così.

Lei è stata qui da me, qualche giorno fa, perché aveva bisogno di un letto dove dormire in attesa di prendere un aereo. Le ho detto: si vieni, certo che te lo do un posto dove dormire, ci mancherebbe altro.

Le cose finiscono.

Questa cosa, poi, è finita da anni.

Io la osservo mentre mangiucchia nel piatto come ha sempre fatto, con la forchetta che disegna strani percorsi. Un po’ mangiucchia e un po’ disegna, seduta di sbieco con lo sguardo obliquo. La osservo e capisco davvero che non c’è più niente, che siamo niente. Mi passa accanto e mi sfiora nel corridoio e allora penso: ma è davvero lei quella con cui ho mischiato il mio sudore per tre anni? Cosa è rimasto? E’ rimasto niente.

E’ rimasto niente, ma io sono un anatroccolo.

Gli anatroccoli, quando escono dall’uovo, subiscono l’imprinting. E cioè nascono, e la prima cosa che vedono, quando hanno ancora le piume gialline bagnate, quella cosa che vedono iniziano a seguirla. Potrebbe essere anche un carro armato o una palla da basket, loro la seguono e quell’immagine resta registrata nella loro testolina bagnata e giallina di anatroccoli. Si forma, anche in quel caso, una cicatrice. Nella testolina.

Ed io che un po’ sono un anatroccolo ho le mie cicatrici che non fanno male ma che sono lì e non le posso nascondere. Così quando vedo Lei, succede che se mi distraggo, per qualche secondo il passato torna a bussare alla porta. Io dico : chi è? E dalla porta sento rispondere: il tuo passato, ecco chi sono, apri la porta. E allora mi incazzo con le sue labbra, perché sono ancora le stesse, e si muovono come si muovevano allora. Mi incazzo con la sua pelle, che non è cambiata neanche lei. E con il suo odore.

Il passato, quello si, fa un po’ più male. Ma solo un poco.

Ed ogni volta, quando vedo Lei, è come quando si accende un fiammifero, che per qualche secondo crea una fiamma intensa che fa ffffffffssssshhh, e fa molta luce e molto calore. Ma poi è solo un fiammifero e lo vedi che subito dopo è solo un pezzetto di legno bruciacchiato e nero. Niente di importante. Ogni volta vedo Lei e il mio fiammifero fa quella fiammella che poi si spegne. Meno male.

Il passato.

Mi vuoi bene? Certo che ti voglio bene, lo sai. Ma quanto me ne vuoi? Tanto così, ti voglio bene. Io invece di più. Ti voglio bene di più. No, non è vero. Sono io che ti voglio bene di più. E allora ogni volta, mentre si era ancora attorcigliati e il sudore si stava appena asciugando, ci si sussurrava nell’orecchio: di più. E non c’era bisogno di dire altro. Ehi  tu, dormi? No, non ancora. Ascolta: di più. Io anche, io anche: di più.

Qualche mese fa, ero ad una festa e una tipa era avvinghiata a me. Una di quelle situazioni che so come vanno a finire. E che di solito faccio finire sempre allo stesso modo. Quella sera, le dico, alla tipa: scusa, ascoltami, con te non posso fare niente. Mi guarda stranita: e perché? Allora le dico: il tuo profumo, il profumo che hai addosso. Non ti piace? No, no, mi piace, ma non posso. Era il profumo che metteva sempre Lei.

Perchè io, per quanto posso, i ricordi cerco di difenderli con i denti. E’ l’unica forma di fedeltà che mi riesce. All’anatroccolo come cazzo glielo spieghi che quella è solo una palla da basket che rotola. I ricordi, quelli si, io li difendo con le unghie.

Lo so, troppa melassa in queste righe. Per compensare scriverò per giorni solo di cazzi e fighe. Promesso.

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49 thoughts on “ma come fan presto, amore, ad appassire le rose

  1. Situazione familiare…mi giro in strada quando sento il suo profumo…
    Decisamente tengo alta la guardia, perchè a volte basta un attimo per ricadere nel vortice del passato…

  2. Molto bello. A volte però quella fiammella è in grado di riaccendere il fuoco. E’ raro ma possibile. Comunque, ripeto, mi ha toccato quel che hai scritto. Zac

  3. Nella scrittura c’è un risvolto osceno, a volte. A volte, a volte si ha l’impressione di vedere un uomo in mutande… Ci vuole un gran coraggio a mostrarsi così come fa te, ma fai bene, fai bene, perché “sei bello” anche in mutande. (ma chi è che non è un anatroccolo?)

  4. La fedeltà ai ricordi. Per non rendere vano ciò che è stato importante eppure è finito.
    Non vi capita mai di andarle a cercare in profumeria, certe boccette? Io, quando le trovo, i miei ricordi me li sniffo…
    Chatoù

  5. Nessuno me l’aveva mai spiegato questa cosa dell’imprinting amoroso.
    Però se ci penso, è così.

    Anche io ce l’ho.

    E bello forte.

    E delle volte ci spero, che il fiammero accenda di nuovo l’incendio.
    Non smetterò mai di sperarlo.

    No.

  6. bene.Allora.leggere un post e rendersi conto che riga doporiga chi scrive sembra aver trovato le parole, le figure e le metafore giuste per descrivere te, l’anatroccolo che ti sta dentro, l’importanza dei ricordi, quel fiammifero che sai si spegnerà subito ma ke per qualche istante brucia ancora, quell’odore che senti o quella pelle che inavertitamente sfiori e il domandarsi “ma sei proprio tu, la stessa persona con cui ho condiviso il mio sudore per 3 anni?” …solo che invece di “di più” per te era “tanto tanto” a sussurrarsi nell’orecchio dopo aver fatto l’amore… e quella cicatrice che ti porti dietro, anche se non fa più male (o magari non come prima). Beh Raf… grazie per avermi fatto leggere un bel po’ di me stessa in questo post.

    ps=vedo che hai conosciuto la mia amichetta di una vita…Chatouche!! ;)

  7. Ehi, Clo’, ma rafaeli è amico tuo?
    Sul mio blog ci è arrivato da te?
    Qui c’è un giro di bloggers che non mi fa capire più niente. Voglio un grafico!

  8. … è giusto difendere con i denti i ricordi. Bisogna saperli conservare con passione in un angolo remoto dentro noi stessi.

    La differenza tra noi e gli anatroccoli però, è che a noi può anche capitare di essere imprintati più di una volta. E’ raro, ma quando succede è un mondo nuovo che ci si schiude davanti. E sperare che non si una palla da basket.

    In ogni caso, un sorriso grande a te. Le tue parole arrivano al cuore.

    R

  9. Per fortuna che il mio ex, dopo 8 anni, quando ha detto “non ti voglio vedere mai più” l’ha fatto sul serio.
    Ma come dici tu, quelle cicatrici restano..e va beh, altro giro, altra corsa!

  10. Si solleva sempre un po’ di polvere, con questi argomenti, vedo.

    ERBASALVIA: spero che il sapore chje ti rimane in bocca, dopo, non sia troppo amaro. E comunque grazie grazie grazie.

    ZAC: può succedere, ma io non en ho voglia.

    UBIKINDRED,
    LADY_K,
    SHINYSUSHI,
    TODOMODO,
    BACCA,
    grazie per la visita, scusate il disordine che c’ho in casa…

    WAKI: gia’, in mutande. O tutto o niente.

    CHATOU’ : andarsi a cercare il profumo, non lo farei, è un po’ masochista.

    LAMAGADIOZ: non aspettare troppo, che fa male!

    CLOTY: coincidono anche i tre anni? Oh, cacchio Cloty, saremo mica stati insieme, io e te?

    LEETAH: non ricordo bene come sono andate le cose… ma ormai, siamo tutti qui.

    LADY_R: è vero, è vero. Ma lo stesso ti dico: qua qua qua.
    qua.

    DOTTORKAPRA: ah, ma sei femmina? Allora dottoressa.

    FREERIDING: in un certo senso è una fortuna, no?

    Che fame che ho.

  11. L’olfatto è il senso che ci arriva direttamente alla parte più antica del cervello, senza passare dalle strutture della neocorteccia…per questo non puoi ricordare i profumi ma puoi solo riconoscerli.
    per questo puoi ricordarti il loro nome ma non la loro strutura…

    rafaeli…dicci qual’è il profumo incriminato, così non lo mettiamo neanche per sbaglio :-)

    fosca

  12. Ma figurati, vedessi il disordine in casa mia (quella vera, perché il blog è forse l’unica cosa che tengo in ordine. Non mi riesce nemmeno con la scrivania dell’ufficio)

  13. Non importa se sei anatroccolo o ti senti qualche volta giacignolo, le cicatrici rimangono, non importa dove, quando meno te le aspetti le vedi… possono essere un punto di partenza o di arrivo ma di fatto siamo sempre inmezzo. LEI

  14. complimenti vivissimi per il pezzo! il fiammifero, grande metafora! have fun. ciao! matteo-amico di francesco

  15. Ecco. Succede che quando una cosa mi emoziona in un certo modo non riesco a dire più niente. Ecco. E in quel certo modo ora non ti riesco a commentare come vorrei. Ecco.
    Un Quack davvero.

  16. è vero, questo post è emozionante e anch’io vengo riacciuffata per i capelli da un certo profumo, che mi porta diretta sopra un letto in una casa dove non abito più, con le persiane chiuse e il sole che filtra. e gliel’avevo detto anche a lui, che “mischiavamo i nostri profumi”.
    anche per questo credo, ultimamente continuo a cambiare profumo. sono in fuga.

  17. E infatti.

    Non puoi capire quanto questa cosa del cazzo di imprinting mi stia…mi stia…facendo male.

    Ecco.
    L’ho detto.

    Quando cominci a parlare di cazzifighe, poi torno.

  18. Piesse:
    Sai cosa mi viene in mente, che mi fa ridere.

    “Lo sai che i papaveri son alti alti alti…”

    Perchè poi dice “sei nato paperino, che cosa ci vuoi far!”

    …Appunto.
    :-)

    Paperini siamo.

  19. FOSCA: no che non te lo dico, il profumo.

    LADY_K : sono passato ed ho visto tutto in ordine. Tutto rosa ed in ordine.

    #23 : anche “Lei” da queste parti. Su invito, però.

    #DONFRANZ: come come?

    #MATTEO: thanks!

    LIZZIES: il quack è più che sufficiente!

    LISE.CHARMEL: “riacciuffata per i capelli” : mi piace.

    LAMAGADIOZ: work in progress per cazzi e fighe. Io poi non ho capito sta storia dei papaveri alti alti.
    I papaveri sono bassi, per diamine.

  20. per non sentire odori, star a leccarmi ferite guarite, seguire palle da basket e dare spazio all’anatroccolina … mi impegno tutta nel coprir d’oro il primo che incontro per strada … e anche il secondo … e funziona, quasi sempre.

  21. qui c’è la fila per il commento..
    dico solo che io 3 anni non li ho mai vissuti. Che ho paura però, dopo aver letto questo post. Che fa male, diamine se fa male.
    E quella parte delle frasi sussurrate all’orecchio, mi ha schiacciato giù come un sassolino nella sabbia.
    D’OH!

  22. Giuro ho le lacrime agli occhi. Anch’io sono stata tre anni con un Lui (che non ha più avuto eguali) e le cose che hai scritto le penso tutte, dalla prima all’ultima. Grazie per averle espresse_Cami.
    P.s. L’unica differenze è che se incontro uno col suo profumo anche se è alto 1metroe10 e pesa 180 kg sono irrimediabilmente attratta. Aihmé.

  23. ma come fai ad esprimere cosí i sentimenti e le emozioni?! ogni tua parolina piomba con una precisione chirurgica proprio lí dove ci sembra di non poter mai arrivare. ogni parolina é proprio quel profumo, che ci ricorda proprio quella persona, che riapre ancora quella stessa ferita…
    ogni volta che passo di qua ci lascio un pezzettino d’anima : )
    grazie_tina

  24. No ti prego! Cazzi e fighe sono un argomento inflazionato!
    Scrivi i tuoi simpatici sbrodeghezzi piuttosto, che mi ci perdo volentieri!
    Sandra

  25. queste righe sono di una bellezza disarmante.
    sembra stupido dire un grazie a righe che trovi così, per caso.
    però te lo dico lo stesso.

    ***

  26. il passato è un drago cattivo
    i ricordi diamogli fuoco [si si, proprio così, con l'errore grammaticale incluso, direi un anacoluto]
    gli anatroccoli diventano cigni (quando se la piantano di stare lì a piagniucolare dietro alla pallina)

    no perchè uno – una – pensa povera me solo a me proprio a me e invece guarda, guarda. ma tu guarda.

    – tesoro, sono in città, hai un letto per me?
    – NO.

    [scusa, sai. arrivo qui via anygel e ti leggo questo. cosa volevi che dicessi. il passato è un'illusione. solo il presente ci merita. mi merita. ti merita. molla i ricordi, molla l'anatroccolo, VAI AVANTI.]

  27. Cavolo, parafrasando Julia Roberts in Pretty Woman…mi si sono aggrovigliate le budella…o giù di lì…
    Ho mischiato la mia pelle con quella di un altro per 8 anni…anche io in quest’ultimo mese ho capito quanto possono essere interminabili le notti.
    Bella persona credo.
    Ale_Salento

  28. che dire, leggo il post perchè arrivo da scatterhead… io son 2 anni che combatto con il fantasma del mio ex, lo vedo ovunque e in chiunque io lo veda me ne reinnamoro come il primo giorno… la mia non è ancora una cicatrice ma una ferita aperta che sanguina ancora.

  29. leggo questo post dopo anni due..
    strano no?
    beh no, mica tanto, l’hai linkato nella home..

    cmq a me fa ancora piangere..
    chissà se ti aspettavi quest’effetto lungo…

  30. Ti ho scoperto per caso cercando la frase "rose che appassiscono"… è stato bello leggerti, e riconoscermi…

    Spero che l'anattrocolo sia diventato un cigno…

    Ciao

    R.

  31. Pingback: Il bicchiere mezzo pieno..di veleno

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