orifizi

Questa felicità che alle volte mi assale, è come un conato di vomito.

Come qualcosa che non si controlla, eppure è li’. Come qualcosa che deve uscire per forza, ma è troppo grossa. E allora capisci che, quando verrà fuori, proverai anche un po’ di dolore. Perché è troppo grossa. Come una donna che sta partorendo un bambino con la testa troppo grossa. E il dottore le dice: signora, il bambino c’ha il capoccione. Magari vuole un po’ di analgesico? Eh, signo’?

Mi chiedevo: esiste un orifizio per la fuoriuscita della felicità?

E se esiste, io lo voglio l’analgesico?

Ieri mi ero perso in questo immenso Ospedale. Cercavo il dipartimento di Oncologia Sperimentale. Lo scienziato Mr. Bean alla ricerca della porta giusta. Mi guardo nel riflesso di una porta a vetri e penso : sono molto ma molto più bello di Mr.Bean. Molto ma molto ma molto. Però mi sono perso lo stesso. Ho aperto tutte le porte che ho potuto, ho detto “mi scusi” ad almeno tre signore che stavano sdraiate sul lettino con la gamba ingessata e rialzata. Ho detto “ mi scusi “ ad almeno tre altre persone che invece dormivano, nel lettino. Ho pensato: posso andare avanti all’infinito a dire “ mi scusi “ e ad aprire le porte, e prima o poi troverò quello che cerco.

Poi invece si è avvicinata una signora, vestita in modo distinto e ampiamente sorridente. Aveva un cartellino sul tailleur, dove c’era il suo nome,  Signora Qualchecosa, e il suo ruolo nell’Ospedale, Responsabile per il Qualchecosa. Questo Qualchecosa doveva essere evidentemente la Ricerca e il Soccorso per i Pirla Che si Perdono nell’ Ospedale. Magari anche con una delega speciale per i Mr. Bean. Per quelli belli, ovvio.

La signora mi dice:

-Qualchecosa Qualchecosa, posso aiutarla?

Io vedo che lei mi si rivolge in Crucco, e allora mi adeguo. Il Crucco rafelico, suona più o meno così:

- Io cercare questa istituto , mi avere detto dottoressa : al second ( inglese) piano . Detto.-

Perché in Crucco il verbo va alla fine. Solo che io lo metto pure all’inizio- perché mi distraggo- e poi lo ripeto alla fine. Melium abundare quam deficere.

- Bene. Qualchecosa Qualchecosa, venga con me che l’accompagno. -

- Ma no, non disturbare voglio adesso lei troppo disturbare!-

- Venga venga, è qui.-

- Ma…Disturbare! Dove?-

- Questa è la scala. Qualchecosa. E’ al secondo piano. Venga.- 

- Ma no, andare posso da solo salire sopra andare. Molte grazie-

- Prego, Qualchecosa. Buona giornata.-

- Molte.-

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9 thoughts on “orifizi

  1. uau…la parola orifizio mi fa pensare ad una persona. Nel senso che quuesta persona passava da parole d’amore a parole d’odio, utilizzando questa parola spesso…chissà che fine ha fatto.
    Ma in fondo non mi va molto di saperlo.
    ein kussen (sarà giusto?questa lingua mi manca)

  2. mi insegue una vacca
    un toro ed un mulo,
    le corna del toro
    me le sento nel culo.

    questo per dire che devo scappare.

    Vedo che dopo S. Valentino sono tutti ancora vivi. Mi fa piacere.
    Ma adesso scappo.

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